Ciao mondo!!

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Dunno

Ludico affare ti agganci alla ripida palla che ti porta su montagne russe e tornadi cingolanti. Spettri roteanti si affacciano alla finestra e urlano di terrore alla vista dell’uomo. Dunno si addentra nel castello di pane aleatorio e giocondo, mentre il suono di un organo si distende su tutte le ragnatele nei secoli dei secoli. Un urlo gigante si sparge e Dunno  s’ingrassa di cibo e gioca col sangue di vermi che scoppiano come bottiglie di champagne per la gioia degli spettri che applaudono e per la prima volta dimenticano la millenaria tristezza della loro non vita.

L’intollerabile singulto

Feccia di terra di mare e di sole scarichi melma color criminale dentro un imbuto che conduce allo stomaco. Rocco si erge sulla città di mille lucciole in attesa di clienti al supermercato della morte. Purga, il Rocco, il fucile dell’eutanasia del suo gallo preferito e con le ali spezzate che giace disteso e furente nell’Odissea dell’autunno della vita. Spara, Rocco, con calma e dolore. Un dolore esplosivo. Una pioggia battente bandiera bianca, pulisce la terra dal sangue e il suo cuore dalla morte dell’amico di un tempo lontano. Un tempo bambino in cui un pulcino gli era suonato fratello. Ora la melma lo porta lontano. In un torrente in piena che non si guarda alle spalle e lo lascia lì con una palla di strutto nello stomaco che non va né su né giù.

Venni, vidi, vici

Guardo perire un sogno di sette mari che sprizzano gioia da tutti i pori. Guardo il castello di latta a forma di Gesù Cristo sorridere a mille capinere cinguettanti. Osservo le mille dita di un millepiedi sinuoso e malinconico che non si affretta nonostante l’età avanzata. Sento il mio cuore battere in ritirata davanti all’avanzare dell’età della ragione che finirà in una grande onda salata e in una risata svaccata in piedi davanti allo specchio. Vado a dormire insieme alle donne della mia vita che balleranno per me in un sonno eterno.

L’imbrunire di una stella

Sotto il porticato notturno aspiro polvere d’amore. Aspiro polvere d’universo. Briciole di cuore. Di un ricordo perso nella nostalgia di un silenzio che mi annoda la gola e spreme una lacrima. Solitaria e rumorosa per uno che si era giurato di non piangere. Una nuvola mi guarda e mi ruba un pensiero. E in una notte senza vento viene sopra di me e prende la sua forma. Mi sorride e mi saluta mostrandomi il suo seno candido. La saluto e la ringrazio per avermi fatto sorridere di gioia e pazzia. E torno a guardare le stelle sparire.

…da fine del mondo, proprio.

Sudicio calore di pelle di gatta gravida. Miagoli e cigoli e lavi la scia di ruggine lasciata sull’acqua di oro colato. Matissa si alza e vola nei sogni di musica lirica ridente e fuggitiva. Soave poesia del creatore d’amore, rossa e verde ti stagli controluce e mostri il corpo di una pelle brillante di luce propria. Il seno sazio di polline mi nutre le mani e gli occhi, scivola sulla mia pelle come fragole succulente, meraviglie della natura. Ti ospito nella mia bocca e ti succhio la linfa vitale mentre il tuo corpo si mescola al mio. Innocente come il latte si insinua lentamente nella pazzia dei miei sensi infuocati che bruciano e sudano e mescolano i sensi alle tue rosse chiome in cui mi perdo misteriosamente. Come un cavallo impazzito cavalco nel tuo bosco e ti bacio. E ti lascio il sapore di un corpo in battaglia che colpisce e combatte d’amore. Il mio sangue scorre nel tuo e batte gli ultimi rintocchi, gli ultimi prima di un urlo di piacere, un urlo di oro zecchino, un urlo da fine del mondo.

San mannaro

Zanzare pelose sfrecciano nel buio dell’altare condito di aceto e prezzemolo. Succhiando il sangue del coro di arlecchino si satollano e fischiano gioiose raccontandosi barzellette sporche di sangue succulento. Udendo il putrido baccanale san Gidio decide di intervenire e purificare il sacrilegio con l’olio benedetto. A cena mangia frittura mista di zanzare masturbandosi i santi baffi che risplendono alla luna piena. Ululando di piacere corre per i monti e violenta le pecore succhiandone la giugulare e ridendo felice come un bambino. Mentre il coro dell’arlecchino canta le note dell’amore divino, una passione di sangue e d’amore si consuma nel peccato di una barzelletta sanguinolenta.

Gruviera rock

Una torta impazzita roteava su di me e mandava nuvole di panna montata come manna dal cielo a grandi e piccini. Un cielo azzurro e rosa offendeva il pudore comune fatto di lugubre amore e pioggia dei sensi. Una pozzanghera di sale custodisce dentro di sé larve di zanzare e uova di tartaruga marina. La città sembra sollevarsi e sprofondare allo stesso tempo come se il pianeta non avesse più le idee chiare su quello che deve fare. Mentre camminiamo per andare al lavoro ci chiediamo se questi edifici fatti di panna cotta e bioelementi panificati al sapore di pizza e zenzero resisteranno al prossimo assalto dei morti di fame che ogni notte ne rosicchiano una parte.

Oh Lord!

Una danza caprina sciabola col vento e ruggisce sbattendo le ali sulla città. Il dono di Dio si erge sull’urbe e romba il suono del cannone mentre il terremoto scuote le viscere della terra e degli uomini. Lorda si sveglia e si dibatte nel solito incubo di angosciante bellezza, di rosso rubino e di diamanti conficcati nelle vene di battaglioni di vergini adoranti sotto la pioggia. Respira lo iodio dell’amico mare e vede lontana un’onda enorme che si erge diritta come un serpente a sonagli che la guarda da lontano e lei rinuncia a scappare e si lascia andare alla pioggia e al vento, al mostro marino e al mare mostruoso che la porta con sé con la stessa indifferenza con la quale l’aria dissolve una flatulenza. E, mentre l’onda la sovrasta, respira profondamente, per l’ultima volta, con un piacere mai provato prima.

Aria digitale

 

Rumore di tantalo mi struggi le vene e ridi di gusto nel dirigibile di uno spasso iridato che si muove nel mare in tempesta. Tempesta? Blu mare e ride e scherza con un pallone gonfiato che gira e rigira attorno alla battuta di cartapesta. Giovacca si stianca contro la stufa di marmo e plastica e gira intorno all’aria bianca e nuvolosa. Rara come una pillola di cherubino fluttua in perenne succo d’arancia e struscia un bancomat sulla spiaggia all’orizzonte. Urlo di lucertola si staglia sulla schiena nuda di Jessica. Due colpi di mitra mi colpiscono il cuore e un rullo di tamburo mi appesta il sangue rombando di ritmico piacere mentre Jessica ride e balla al ritmo del mio cuore.