L’equazione di strutto

Una piccola sibilla mostra il cielo a vituperanti girandole di luce rossa e nera. Il Golgota dei campi di Marzio illumina le fasi della vita di un’edulcorata fase di luna piena e inghiotte pacchi postali enunciando il padre nostro tra effluvi di sesso e umori di pessimismo cosmico. Una lettera perdona. Una lettera condona la fustigazione del figlio dell’uomo e della donna nel paradiso terrestre tra chiodi e sassi magnetici e scarti di produzione galattica. Un accoppiamento col dio della barzelletta porta alla riproduzione della vita tramite la pazzia e la cioccolata fondente. Sangue e cioccolata si fondono in pianeti emersi tra draghi di cartone e discorsi politici in una campagna elettorale di forza italia 3.0.

Un vallo di lacrime si interseca con il cuore a forma perpendicolare per piangere sulla tomba del milite ignoto che ignoto non è e mille ragazzi piangono con lei. Una forma nera prende piede nel mio cervello e viene digerita sotto forma di ape regina. Mi ricordo odore di violette e salive di ramarri che mi baciavano in bocca. E lasciano traccia negli acidi gastrici tra odio e amore.

Armaggedon si lava i denti e si passa il filo interdentale prima di dormire con la propria sposa Morte e insieme a lei partorire anime di soffritto e cipolle argentate che spaziano tra le deliranti grida di giubilo di mosche e insetticidi  sparsi ai quattro venti e trenta e quarantasette gatti che miagolano impauriti nel vicolo cieco davanti a cani lupo affamati.

Punto.

Ora pro nobis

Prega e lavora in una traballante gondola di città ferma in mezzo al traffico di topi che si recano in una cella elettrica di laboratori metropolitani. Topi, vipere, donnole affumicate e salmoni, tigri e lumache, zanzare e ranocchi, tutti accomunati dalla necessità di trovare il cibo quotidiano, come in cielo così in terra. Affoghiamo in una pioggia di biscotti allegri e sorridenti e avanziamo come fiumi in piena che travolgono verità divine. La giustizia dell’uomo fa distinzioni, quella di Dio no. E tsunami fu. E la caravella di Noè scoprì la quinta dimensione quantica per approdare in un deserto del Sahara tra fiori e margherite, tulipani rossi e garofani, papaveri e piscialetto. Fecero l’amore tra liquidi seminali e concimi chimici per una rivoluzione verde non inquinante che viene dal Tibet sotto gli occhi guardoni del Dalai Lama.

Una freccia azzurra si stacca da un cielo tempestoso e scorreggia pietanze profumate agli animali che arrivano ai loro laboratori sperimentali tra depressioni mattutine e voglia di vomitare ripensando al passato tra incubi e sangue che rompe le dighe di menzogne del passato. Il sangue del puro purifica i cuori di vittime della mantide religiosa che sparge tossine di stelle e merda gratuitamente.

Lo zoppo che annusa chanel n.5

 

Una faina piange nel bosco disperata. Ha perso l’unghia della mano destra. Ha perso una gamba e si aggira dentro se stessa prima di impazzire liberamente per l’ultima volta in mezzo ad una dorsale appenninica. O stronzo che leggi, prega per noi. Ave gesuita che logori il pertugio impertinente togli il fetido alito della gloria di dio nell’alto dei peli di un orso con gli stafilococchi alterati. Una penna nera s’intrufola impertinente nel mio cervello e scrive dardi di seta pelosa.

Mungo una spazzola di latte odoroso e aromi di effluvi deodoranti si spargono per la stanza e ricoprono di ceralacca una mantide religiosa che fa ragnatele velenose di bile frustrata.

Tra cielo e terra, tra terra e le mie demoni divaricate. S’insinuano nella mia pelle per grattarmi e solleticarmi tra vene varicose e sudici pensieri di scavatrici e prostitute pelose. Stride il suono di un urlo bambino mentre scrivo lettere grondanti di sangue e penso che la lirica di un castoro vale più di un debito bancario con preavviso di un adipe adiacente.

Volo tra larve sconosciute e vedo farfalle di colori a venti megapixel. M’immergo tra pulzelle diafane per fotografarne le posizioni combacianti. Erigo statue di pongo alla divinità greca per celebrarne la bellezza triste.

Mi sparo.

 

Mi gratto le palle di iodio

Un toro si dipinge l’anima con colore blu e pennello di salsa di tonno in olio d’oliva. Desidero una crosta extraterrestre per mangiarmi una chioma bionda che sorride davanti ad un nano con la barba che balla il rap in mezzo ad una piazza oscura e bagnata di sperma alieno.

Il puzzo di rettile emerge dalle gengive di un vichingo musulmano in camicia da notte. È per questo che la balena si fa la barba tutte le mattine. Se non fosse soffritta in padella non soffrirebbe tanto da farsi venire un’ernia al midollo osseo.

Per cui si tritura in padella una chiazza notturna e si fa prendere la mano ripiena di orecchini e dice al suo fidanzato che la porti a ballare in mezzo ad un alimentari arabo tra testicoli di Cosimo e campane che suonano a morto una ballata di Monna Llisa.

Un leone la guarda impietrito e brinda al generale Montgomery ridotto ad una fontana di lacrime che circonda le auto che sfrecciano notturne su una padella dentro a una balena dove Pinocchia impara l’arte del sesso orale. Percio’ declama la divina gloria nell’alto dei cieli e sparge la pece come estrema unzione agli arabi che piangono al muro del pianto buttandosi dal ponte dei sospiri con un mazzolin di fiori in mezzo alle unghie dei piedi.

Una lacrima scende nel mio stomaco e lo chiude per chiedergli la mano per un matrimonio in punta di piedi. Mi getto in una piscina di sospetti e pesci con l’occhio guercio.

 

Bianco Natale in una scritta d’alluminio

Una fumata di bianco indica che il Pippa del giorno è stato eletto. Gl’infilano un cappello che è almeno cinque volte più grande della sua testa e una quintalata di sottane e collane e poi lo mandano in giro con una stampella dorata e dicono che è un pastore in mezzo ad altri pescatori di anime. Insomma, meglio fischiare che prenderlo sul serio. Tra un po’ finiremo anche per adorare un triangolino con un occhio in mezzo.

Girotondo casca in testa a una pizza tuberosa che non mangia sassi da una settimana. Tra una distesa di rinoceronti e l’altra fuoriesce da secoli di stitichezza e liquore al limone. Bevo un goccio di rabarbaro al piacere di sesso. Una ripida distesa di zebre mi ricorda l’appuntamento dal cardiologo. Mi psicanalizzo dalla punta del piede alla ripida distesa di una bolla di sapone.

Mi drogo di barre di cioccolato mentre scrivo una lettera di demotivazione ed elenco le mie esperienze erotiche in un film porno. Dichiaro in alto la cosa più importante, l’aids, che mi permetterà una rapida assunzione e carriera all’IBM dato che loro accettano la diversità. Perché non siamo razzisti quando ci ammazziamo a vicenda per un posto di schiavitù. Quella è stata abolita e allora preghiamo insieme al pastore pescatore affinché la pace regni nel basso ventre della scrofa semiliquida fumosa di fumo rosso.

Parlo con le lettere dell’alfabeto gesuitico che va dall’aramaico all’inglese post moderno in un circo di equilibristi gay.

 

Azzurro

Frecce bianche nel cielo. Una penna che scorre. Malati in attesa. Una macchinetta di caffè che ammorba l’atmosfera;

Gel. Specchi. Rumore di forbici che prosciugano l’anima di capelli troppo grassi. Sacchi di spazzatura aspettano in fretta il loro turno parlando in latino con i loro fantasmi. Pensieri veloci spazzano l’aria in una musica rock che parla della crisi.

Figure di donne brillano davanti ai miei stivali da far west e la puzza di un distributore di barzellette sporche ammorba l’aria facendomi andare al gabinetto.

Mi faccio il solletico con l’i-phone mentre i rasoi elettrici giocano con barbe e basette in un allegro ballo del qua qua.

Alla radio i lanzichenecchi ballano la salsa e con trombe e chitarre galoppano alla volta del cancello di pasta al dente. Attento che scotta, dice mamma.

 

 

Filigrane di metallo in salsa blob

Gocce martellano il mio cervello che chiude occhi e cieli aperti per acqua a catinelle. Il sangue piove e l’urina scorre tra paesi siculi ottocenteschi in un quadro rurale esposto in un museo di parigi che si sporca e cola sangue piano piano, ma non è sangue, sono lacrime del mio cuore che si staccano dai muri e imbrattano gli i-phone dei turisti giapponesi attaccando loro il virus della pellagra.

Ho fatto l’amore col diavolo. Era vestito di nero ed assomigliava ad una cagna mora e silenziosa. Un brivido mi ha percorso quando l’ho presa da dietro. Ho visto allo specchio il fumo rosso uscire dalla bocca e ho visto i suoi occhi diventare così neri che nemmeno un buco nero può essere così scuro. E mi sono eccitato e una follia mi ha spinto ad affondare un coltello nelle sue vene mentre mi ringraziava di farla morire e mi sono dimenticato il mio fallo dentro di lei e l’orgasmo è stato una scossa talmente elettrica che sono morto. Ho visto il diavolo ed è una gnocca pazzesca. Il diavolo gira qui vicino ed è assetato di roba bianca da bere. È grazie a lui che posso delirare e svenire. È grazie a lui che amo scrivere.

La ferita sgorga piena di liquido denso rosso porpora e imbratta le facce dei turisti del Louvre che corrono via e più corrono e più schizzano sangue da occhi e da orecchie e da tutti i buchi e anche dai pori e lasciano la scia come lumache finché anche il museo comincia a sanguinare da muri e pareti e tutti i quadri sembrano essere imbrattati dal virus. Solo lì, solo allora i giardini di Dio rilasciano il loro vapore azzurro che beve e lecca sangue e saliva e come vampiri ripuliscono la città dal sangue scarlatto che ha invaso tutta la terra come un diluvio per settimane senza mai fermarsi. Tutta la Terra ha cambiato colore.

E io scrivo. E tu leggi. E ora aspira l’odore del sangue.

 

Una gonnella in calore osmotico

 

Prude l’orecchio del presidente. In una folla folle che lo abbraccia e ride si tritura le spalle di formaggio intergalattico ed esplode in una scorreggia salata che uccide alcuni bambini troppo vicini alla fonte di calore. Morti per osmosi tecnica, questo il referto medico che chiuderà l’inchiesta sul culo del presidente.

Una lirica commerciale si sposta nel soffio di un tornado di noia mortale tra thè e barbiturici di un’attrice col raffreddore. Immortalata su pepe verde in abito da sera si pavoneggia nell’auto di calamari sotto un sole caprino. Salta lucciola della folla per una folle folla di applausi che significano gloria e microonde per un caldo calore della tua sottana.

Il bianco e il nero trasformano le sottane in un unguento di mille coriandoli appiccicosi e s’intersecano baciandosi caldamente lungo il tracciato di una montagna russa in cima alle montagne tempestose. Un’unghia si brucia lentamente friggendosi le ali tra un bombardamento e l’altro di aglio piccante che condisce e odora di spezie due amanti che amoreggiano in cucina finché lei non gli fa un pompino mentre lui mescola il pasto della sera.

 

Quando il gallo salta due volte

 

Nella prateria si erge una statua che urla ai passanti una frase dipinta nell’agnello di un’auto bianca. Una rosa bislacca si sparge il rossetto su labbra paesane insieme a briciole di pane azzimo in camicia nera rosso fuoco.

Spargo si mette una tuta bianca in segno d’amore per una pulzella in calore che festeggia una putrida sensualità coniugale insieme alla moglie Tristana che si pulisce i lunghi capelli neri con la saliva di un castoro guercio.

Una capra affonda le sue mani in trincee d’amore al suono di una cornamusa in fiore e io prego la fanciulla in bianco di seminare le sue uova tra sfoglie di frumento imbrattato di catrame e poliprobilene di butano mefitico.

Mi sfrego le mani in segno di approvazione per il contorno di sesso tra seni ruvidi e capezzoli che sembrano plastica e mi masturbo in preghiera alla Vergine del manicomio in cui ritrovo conigli e pescivendoli che mi salutano e sono contenti di rivedermi.

 

La malinconia di un castoro con la pellagra

Rivoli di astici piangenti scendono dalla periferia di un torrente asfittico che aspetta la pioggia da millenni in un deserto assetato d’amore e piange. Perché solo le lacrime si possono bere

Un cielo gotico ti guarda e fa l’amore con la pioggia perenne che chiude la speranza di una sveglia mattutina in una stanza buia e rimanda l’eco di una dj radiofonica che urla che ti chiedi cosa c…urla questa a quest’ora. Comunque ti svegli. E comincia la masturbazione di una quercia trisavola in una stazione spaziale sinfonica che urla di godimento e soffrigge cipolle e patate in un seltz al limone.

Viene a prendermi la vecchia signora per portarmi in un collegio svizzero a farmi abusare insieme a Lapo tra trans e suore gesuite che si regalano un momento di preghiera mentre le orge abbondano e scendono dal cielo a forma di goccia. Occhi spermatici seguono la scena copiosa e abbondante tra spade e bastoni illuminati di brodo di carni giovani e massacrate da cui scendono lacrime di coccodrillo e sangue blu.

L’atmosfera si tinge di urine e il fetido arraspare di una topa che manifesta il proprio rancore nei confronti della crisi provoca una marcia su roma di rom fascisti gay.

Una porta sbatte e il grillo canta due volte in parlamento. Le urla stridono contro l’arco di trionfo e il mascara scivola sugli occhi ombrettati di un deputato paraplegico che canta l’inno alla gioia nel momento in cui Napolitano bombarda il Parlamento. La maschera di Bildenberg scende sull’urna funeraria della patria. Una statua la ricorderà.

Il riccio rotola su una palla di lardo e lascia il commento al sommo poeta illuminato a giorno dall’aureola funeraria di una tromba d’Eustachio