Un’atomica per gli ayatollah

Era una giornata come le altre. Poi un missile atomico entrò a Teheran. Senza bussare. Entrò e basta. E fece piazza pulita. Non ci furono dichiarazioni di odio, né di guerre. Solo perché non c’era più nessuno per farle. Quindi nessun problema. Un secolo dopo il sole sorge e illumina un mondo dove tutti sono fratelli ma nessuno è uguale all’altro.
I galli saltano e le galline fanno il brodo e la vita dimentica il passato.

O bella mia nella cucina di Vulcano ricorda un popolo che a costo di prostituirsi all’islam resta imperiale. In una notte stellata la mia serenata io canto per te.
La luna si erge a mezzogiorno e la Terra ruota al contrario. Un effetto del cambiamento climatico, no è stata Greta e i Gretini e anche i Grilliini.
Anche loro parlavano latino dice Salvini.
Una danza del ventre sostiene il vento nucleare che soffia febbricitante sulle città vicino a Teheran e urina supremamente dall’alto del Buddha che urla “non dimenticare da dove vieni, atomo sei e atomo ritornerai”. Il sonno eterno viene a prenderti e ti porta con sé.
Presidente Jefferson piangiamo sulla tua tomba.

Il comandante in capo

Il comandante in capo ammazza altri comandanti in capo con droni di metallo pesante. Ammazza, twitta e poi dazia. I buoi e le pecore lo seguono belanti. Ogni frustata è un piacere. Ogni offesa un complimento. Ogni peto è un voto in più. Ogni rutto un applauso strusciante. Un certo olezzo segue certe persone. Una puzza urlante sfoglia miscredenti che battono bandiera rossa per farne una puttana al posto di una democrazia. E allora votiamo. Fogli bianchi con una X al posto della fede in Dio. Fogli rotti in mezzo ad una trebbiatrice.
Ma questo è un uomo? Voglia di distruggere l’erba, bruciare, uccidere. Violenza pura. Il voto ora serve per distruggere, non per costruire. Paura non fiducia.
E la terra brucia.
La violenza del fuoco fa piazza pulita del senno di Ariosto, ma stavolta nessuno lo andrà a recuperare nella galassia.
E l’orchestra suona e noi si balla, attorno al fuoco, sempre più vicini. Cantando filastrocche e canti gregoriani che hanno sempre meno senso. Poi, il senso di che? Paura, non senso. Senza il senso c’è solo la paura della vita.
Vacche belanti si buttano nel fuoco, saltando lo steccato come gli dice il capo.
Tutto finisce. E passiamo al tiramisù.