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La mela della vita e della morte

Una mela rivolta al passato corre su una pedana elettronica senza vedere che davanti a se sta per investire un cieco marcio. A occhi chiusi avanza nell’asfalto immenso e ride per una battuta di una rana sorella che spiegava il sogno di una pantegana in calore . Guarda in alto, le urla lei e un camion della spazzatura lanciato a tutta velocità si schianta contro il braccio bionico di un uomo col bastone che attraversa la strada e non si fa neanche un graffio. E dice Signore perdonali perché non sanno guidare. E si masturba con una mano sulla croce e l’altra per fare pipì.
Un giro di vite si scioglie nel soffritto per portare l’infinito in una tazza di tè arabeggiante che gira una danza di proci e corteggia un soffitto di suore che si spogliano in maniera verginale nell’attesa di un dio che le incarni del corpo e sangue di cristo, ma non con uno spirito. Nel frattempo le dita toccano vagine verginali e secernono liquidi oleosi che formano parte dell’acqua santa e del vin santo.
Mi diverto a mangiare tarallucci e olio d’oliva che corre e vola in una tempesta ormonale di dodici metri cubi di aria compressa e spremute di cuori di ketchup.
Mi seppellisco sotto un cipresso affinché possa piangere la storia di un subacqueo che non sapeva leggere ma sapeva fare l’amore con le suore.

Pan di sperma

Anime morte si agitano nel loro talamo coniugale per far nascere una lontra del desiderio in maniera che si congiungano in un amplesso macabro ma rinascente che generi una lotta di batteri spungiformi. Giocano a tressette i nani della miniera di diamanti che trasformano il diamante in merda artificiale affinché si possa fare la polvere di metano da usare nei peti di maiale ai funghi.
Pulcinella s’incazza e urla per la strada che Dio è frocio e viene denunciato per omofobia e fulminato sul parapetto della casa da una polmonite fulminante, appunto. E diventa ermafrodita sadomaso. Appende gli sci al chiodo e forma un’armata Brancaleone per brancare il livello informatico di Telecom e fornire indirizzi utili ai terroristi islamici. Droga, sesso e potere, questa l’alchimia della politica, questa l’alchimia che utilizza le feci e le fa diventare rose e diamanti.
Mani rugose sormontano la sua pelle e Biancaneve si scioglie in un amplesso di gruppo di ornitorinchi ubriachi e ne sovrasta uno per mungerlo bene e succhiargli il latte piccante goccia a goccia in una taverna di legno e marmo colorato di rosso Ferrari.
Una lacrima scende sul pazzo che ride. Scende dal tamburo che batte un coro di oche stanche di abbattere mura di struzzi lerci sotto il pavimento di una chiesa ricostruita per l’arrivo del papa triste.

Credo in un solo Dio.

Una dolce voce zuccherosa mi suade. Dicendomi che piano piano la pioggia arriva. Bagna l’intelletto e scende per l’intestino. Ma che bisogna mangiare magnesio. Mi bagno la lingua. In bagno. Mentre mi appendo alla lampadina e accendo la luce. Un fulmine arieggia il mio cervello. Ce l’ho sulla punta della lingua e ti bacio con passione selvaggia.
Caro barone Von qualcosa. Ora torno in bagno a fare qualcosa.
Cosa non lo so. Le alternative sono tutte carine e magari farò tutto quanto. Mi licenzio e mi metto a scrivere un delirio con il coso in mano. Lo smartphone.
È un oggetto sensuale e eccitante. Che vibra e si muove dentro di te e che penetra le rose e le spine del tuo fegato. Depura l’acqua sporca e sostituisce i tuoi nervi con i suoi. Pensa al tuo posto. Risolve, affronta i problemi e prende decisioni che tu non prenderesti mai.
Vive al tuo posto e tu ti osservi, contento, finalmente sollevato dalla responsabilità della vita e finalmente muori piano piano, anzi, evapori e lasci che Apple e Google mastichino il tuo cibo e godano amplessi e amino al tuo posto. Fino a quando non sarai altro che un terminale della Grande Anima e sarai quotato in borsa, comprato e venduto con un marchio di fabbrica. Avrai comunque dovuto scegliere se appartenere all’uno o all’altro.
E questa sarà una dura decisione. Poi tutto liscio. Come l’acqua di fogna. Che esce dal fiume per riversarsi in un’altra e così via. Pace agli uomini di buona volontà. Noi crediamo. In un solo Dio. In un solo Computer.
Una dolce voce zuccherosa mi suade. Mi dice che c’è un messaggio per me.
Che lo trovo in fondo al culo. Da lì capisco che ho un bug.
Non vado dal medico, ma dall’assistenza clienti.

Armi e bagagliaio, fritti c’incamminiam

Un’america di superpolli reagisce alle filippiche della branzina al vapore e gode di una pancia ripiena di spermatozii nell’accarezzare penne nude in nuova guinea. Una sfrappola si lascia leccare a Carnevale per scherzo e una nuova speranza le nasce nella magia di orecchini dorati al polso della regina di Svezia mentre bacia la turca nel bagno. Mi piacciono i Maya, specie in brodo, un popolo mitico specie perché estinto se no sarebbe in via di sviluppo. Una sensazione gratta le palle alle gonadi della prostata in calore, mentre la micetta si lecca una passera ringalluzzita dalle corna dell’unicorno impazzito. Aristotele mangia un budino alla crema mentre scodinzola davanti alla ciotola in cucina e io preparo i garganelli allo stracchino di cioccolato triste, ma ganzo.
L’unione delle repubbliche socialiste sovietiche è stato un sogno di una notte di mezza estate che ora si scioglie di voti a Renzi che ronza in una banana di crediti e debiti. All’armi cittadini. Possa tu credere che dio esiste e vivere nella matrice interna del suo sfintere finché morte non vi separi e ti permetta di tornare allo stato liquido.

Diesel

San Carlo su butta a nuoto nella riforma del titolo cinque della costituzione delle vanità per esercitare il proprio diritto sul nutrimento delle anime. Pensa di essere un ridente scoreggiatore che vaga nel meandri dell’anima mundi ma scopre di avere un diesel al posto del motore a scoppio e piange lacrime di spermatozoi deficienti. Ma non si dà per vinto. Si rialza e pugna dal Manzanarre al Reno e prende a cazzotti i senatori del Paradiso.
Fu così che passammo da una Repubblica all’altra e a un’altra ancora mentre l’ancora di salvezza venne gettata nel mare del peccato. Un pesce palla passava da quelle parti grattandosi i testicoli e mangiando coleotteri giganti e pensando che la moglie lo tradiva con un pescecane guercio. E si ritrovo immerso in guanti di Giamaica e torte di Salonicco mentre san Paolo predicava ai pescatori e alle prostitute di immergersi in acque tropicali. Si mise gli occhiali e votò una serie di referendum sulla modifica genetica della pastasciutta.
Gene gnocchi mi appare in sogno e mi dice che la Madre di tutte le cazzate mi benedice e mi protegge dalle rogne rossonere e tifa per me. Mescoliamo i mondi e puliamoci con la carta igienica per purificare la gotta prima di entrare in chiesa e inneggiare la comunione dei vinti tra strati di bulimia e torte al cioccolato soffritto.

Un dio guardone

Una gamba di pezza solletica il mio spirito in fondo a un lago d’argento dove celebro il mio matrimonio tra i fedeli di una chiesa offuscata dal travaso di bile.
Un’operazione costosa per succhiare il liquido giallo dai pori dei muri ha portato all’ustione degli organi interni di un sacerdote dell’urina di Satana. Si è masturbato davanti ad un pubblico di carciofi adoranti mentre cantavano e si toccavano le natiche. Il lato N.
Mitisoara dice che non gli vanno bene i tortellini in salsa di chiesa mentre si tira su i pantaloni dopo aver cagato sulla turca di un effluvio di sodomia affumicata. Con un rutto si libera di anni di frustrazioni matrimoniali e paga un serpente per mangiare la foglia di fico con la quale Adamo ed Eva si sono coperti da un guardone satellitare.
Trema il demiurgo di patatine fritte che mangia in insalata di stronzi che piovono insieme alla manna sugli ebrei in fuga dalla capitale incendiata da un fulmine di sale disceso su Sodoma e gonorrea che emette effluvi di lasciva quando si solletica la sottana. Ma il guardone non demorde e lava l’onta subita con un effluvio universale, una lacrima dall’occhio di Polifemo

Le anime di Tamerlano

Mi cospargo di dolce Avogado le palle ultime di un’esperienza in cielo guardando il mondo sommerso di anime purgate che si preparano a cambiare dimensione adiacente. Cospargo nella loro mente il dolce sapore di melma e pus che discende nelle narici e avvolge le loro presenze di gatti dal pelo irsuto. Le volpi guardano attonite lo spettacolo e si preparano a mangiare i resti di corpi semoventi che urlano la loro acidità tra figurine di calciatori e prostitute in attesa dell’autobus che le porta al dormitorio algerino.
Dodici ciclopi mi fanno compagnia. Discendono dalla nobile casata degli Asburgo. Sono stati allevati come fratelli insieme ai maiali di periferia e clonati con le tecniche low cost di Ryanair per nutrire i passeggeri dei loro stessi escrementi. Il sistema ha avuto grande successo e ora la loro carne è venduta nei migliori ristoranti di Spagna e del Mar Morto.
Raccontami una storia dolce dea della pastasciutta. Una storia che coinvolga i telespettatori ad un’esperienza di orgasmo collettivo e spinga le vendite della Barilla attorno alla Santa Comunione di una famiglia felice e senza pensieri perché chi compra la Barilla scaccia i pensieri come i mercanti dal tempio e si sente un po’ gesucristo. Oppure un povero cristo.

Un coccige in minigonna sdentata

Una pernice solforosa si allittera i denti di torri di Babele zigzagando con lo spazzolino tra geyser piangenti e patatine fritte croccanti e salate. È per questo che le nuvole che siedono cortesemente in salotto si tolgono i vestiti di giacca e cravatta e sorseggiano gamberetti sott’aceto tra perline colorate e bicchieri di champagne che balla il twist. Di conseguenza il tifone della miseria che spazzola la costa nordeuropea cavalca il bisonte della prateria che ha colonizzato l’Europa e si affaccia alla finestra per guardare come piove.

Un sacco di libellule approfitta della cavalcata delle walkirie per fare l’amore con i nibelunghi che però si scopre che ce l’hanno nibecorto e che sono mezzi impotenti. Di conseguenza pago i pantaloni ed esco dalla finestra per mangiare il formaggio rancido di una cornetta solitaria.

Una masturbazione solitaria si allunga i piedi tra i tombini di una chitarra di periferia e suona una tromba di ventisette armoniche che peccano di solitudine cosmica mentre l’amore raggiunge punte di umana cortesia e gioca a poker con la morte.

Una finestra sottende alle spezie di pizza di una città pazza per seguire valori di una volta e vestirsi di nero pece prima del funerale della Messa cantata solennemente durante la processione della Madonna dei musulmani lesbici. Un grande fuoco si leva e brucia il culo dell’Altissimo.

Ora pro nobis

Prega e lavora in una traballante gondola di città ferma in mezzo al traffico di topi che si recano in una cella elettrica di laboratori metropolitani. Topi, vipere, donnole affumicate e salmoni, tigri e lumache, zanzare e ranocchi, tutti accomunati dalla necessità di trovare il cibo quotidiano, come in cielo così in terra. Affoghiamo in una pioggia di biscotti allegri e sorridenti e avanziamo come fiumi in piena che travolgono verità divine. La giustizia dell’uomo fa distinzioni, quella di Dio no. E tsunami fu. E la caravella di Noè scoprì la quinta dimensione quantica per approdare in un deserto del Sahara tra fiori e margherite, tulipani rossi e garofani, papaveri e piscialetto. Fecero l’amore tra liquidi seminali e concimi chimici per una rivoluzione verde non inquinante che viene dal Tibet sotto gli occhi guardoni del Dalai Lama.

Una freccia azzurra si stacca da un cielo tempestoso e scorreggia pietanze profumate agli animali che arrivano ai loro laboratori sperimentali tra depressioni mattutine e voglia di vomitare ripensando al passato tra incubi e sangue che rompe le dighe di menzogne del passato. Il sangue del puro purifica i cuori di vittime della mantide religiosa che sparge tossine di stelle e merda gratuitamente.

Freccia d’argento

Il colore porpora colora i miei denti e l’argento lo succhia senza derivare da una cometa. Il fatto è che non credo più al sacco di Roma e voglio mangiare frittelle come gli altri bambini.

E detesto il latte di capra. E anche se ho otto anni voglio farmi la Marietta che quando gioca, guarda un po’, trova sempre il modo di farmi vedere il colore delle mutandine. Stanotte ho sognato di perforarle con un trapano. Chissà che significa. In chiesa ho pregato e ho fatto la comunione. Trovo che un bambino ha sempre l’anima pura. Mentre l’odio di Satana si rivela il tappeto rosso che accoglie il principe di questo mondo. Perché io non sono di questo mondo e nemmeno tu. Stronzo.

È nella virtuosità del rituale che il prete compenetra il gregge con la magia rubata dall’inquisizione. E un toro s’impadronisce dello sbando iniziale e carica un petardo nascosto nell’altare. Da cui sboccia un vaso di rose rosse di porpora violaceo all’aids cotto al sangue. E tu che preghi davanti a una colazione di ceppi di rospo cos’aspetti a farti ungere e mungere dal sacro olio nel momento dell’estremo sussulto? Pensaci stronzetto, pensaci.