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Toro

Un fumo avulso si erge dalla superficie del naso di un conte ombroso. Mentre i suoi capelli s’incazzano di grigio che sembra un bicchier di piombo sprizz. Devono aggiustare la strada mia cara, non ti pare una buona ragione per farmi un pompino? Via non tiriamoci i culi addosso. Non è di cattivo gusto? Il bon ton si apprezza, mentre il vino evapora dallo stomaco di una vacca alcolizzata ma felice di aver fatto la zoccola in una miniera d’oro. Meglio gli uomini dei tori. Si ripete mangiandosi un fico d’india. È la vacca del conte. Si chiama Frigidaire. Anche lui come tanti preferisce l’amore alternativo. Senza impegni. Ma per tutta la vita. Una vita che frana poco a poco addosso ad un aristocratico che conta le pecore per svegliarsi e scopa le mucche pensando di dimostrare di essere un toro.

L’organo a sfere deliziose

Ieri Azio si doleva della fuliggine che cadeva dal camino in un’aureola di santi e diavoli che pregano in una nuvola radioattiva mentre il loro dio si trastulla con l’infinito. Il tempo scorreva e Azio si rendeva conto che il volto etereo e allungato come una sogliola che lo caratterizzava dalla nascita si contraeva in spasmi compulsivi che gli disegnavano la faccia come una ragnatela. La sua gobba semovente si rompeva pezzo a pezzo fino a diventare una specie di cavità come un vulcano spento. “Chi se ne frega” si disse grattandosi la cistifellea mentre si ammirava allo specchio, tanto a questo punto anche le oche pregano selvaggiamente e si squamano in orge divine davanti al Campidoglio.

Se questo è amore

Se questo è amore i miei pazzi pezzi di pizza esplodono al calore del contatto carnale di una frigida serie televisiva in cui le parole friggono in una mistura di burro e cipolla bagnate in salsa di soia. Carne salata che sai di fango e prosciutto mi stuzzichi l’appetito e mi fai salire la febbre dell’oro nero. Scivoliamo insieme nella turgida saliva di un continente incontinente. Vulcanicamente mi prostro in attesa delle pietanze sconquassate di nutella ferrero. Esigiamo quindi un nuovo prodotto di lavaggio a secco che disinfetti orde di pterodattili ciechi che sanno di terra bruciata. L’appartenenza al sole li ha fatti impazzire e passano la giornata in orge fatali incantando serpenti e piovre sopra il mosto della vanità.

 

Io chiudo gli occhi e immagino una casa infestata di cuochi che si raccontano barzellette e lanciano polpette di gorgonzola contro mosche epilettiche. Distruggendo così il sogno di Prometeo e Pandora e creando un nuovo mostro di diodi e capinere.

 

Il vallo è così sicuro di diventare spezzatino che rotola insudiciando valli e siepi di mosto selvatico che sanno di prugna sifilitica. Il pazzo si mangia virus a colazione perché è a dieta e deve intossicarsi con qualcosa. Decisamente è l’ora del caffè. E alzandomi da questo sgabello di pensatore in uniforme mi accingo a sturare il tubo di scappamento di una cavalla in calore, dopodiché andro’ a letto e continuero’ a sognare, sperando di non impazzire.

Pornogioco

Una mantide bituminosa si masturba nel video di un informatico pruriginoso. Una sua creazione distrofica per soddisfare le sue perversioni culinarie. Un videogioco porno che consiste nel fare l’amore con una ragna pelosa.Si passa al livello successivo se la si mette incinta.

Dodici apostoli sognano di cantare a un concerto rock davanti ad una marea di gente urlante e disposta a tutto per loro.

Un gatto nero si gratta il pelo pensando di remare una barca in mezzo a centinaia di prugne in scatola e affermando la sua virilità con una topa addomesticata.

Un barbone ubriaco si lascia svenire per la strada sotto la pioggia battente nel gelo invernale sperando che quella sia la sua ultima ora. Purtroppo si becca solo una broncopolmonite.

Davanti allo specchio posa nuda Gertrude. Chiedendosi se è la più bella del reame. Mentre fuori un tornado sta avvicinandosi per portare con se interi palazzi

Un’auto al sapor di noce si avvicina sorniona con fare peloso per mettere a segno un  colpo gobbo alla banca del quartiere ben sapendo che nessuno sospetterà mai un’auto.

Senzapelle

Un fuoco magico mi guarda dalla finestra mattutina. Come un gallo che canta note stonate di grigio, mi convince della bontà di una giornata piovosa in un ufficio grigiotopo. Definire il grigiotopo dà una sensazione come di mangiare una lucertola ammuffita.  E il fuoco mi guarda e io lo guardo e ci guardiamo. E la scena mattutina finisce li’ in questo dormiveglia che mi segue per tutto il giorno e la notte e scivola via agile come un acrobata ottuagenario. Mille rivoli di rabbia salata scorrono sul mio viso. Striature di sangue che si coagulano, mentre la magia del fuoco si allontana, lasciandomi col senso di frustrazione di non averci creduto abbastanza per saperla afferrare. Sarà per un’altra volta.

Mondo tapiro. Odore di triglia

In un’era geologica differente sarei stato uno pterodattilo perché mi piace volare. E anche i passerotti. Mentre in una donnola non si possono fare i pinoli perché vengono bruciati, i topi da compagnia si diffondono nell’intestino di un gatto nero, che sfiga. Mi spiego meglio. Se un tonno verderame esce dalla sua corazza di tartaruga e fa una partita a poker con qualche tossico non si capisce perche una prostituta non possa divertirsi con un paio di acciughe in salamoia. Ne consegue che il diritto e il rovescio, ben lungi dall’essere colpi di tennis, si cuciono addosso una maglietta dell’Inter. Diciamocelo, se non ci fossero i tapiri il mondo sarebbe gay! no?

Ecco, quindi la sfuggenza della mandragola in calore non vuol dire che i chiurli non possano chiarlare liberamente con le tonnare, altrimenti le muffette non si mangerebbero corna di stambecchi. Finiamola di dire che i rossetti non sono abbastanza piccanti perché solo gli ombretti possono essere al dente, gli altri devono semplicemente crogiolare al sole del sahara.

Che poi. Non vi dico il casino sul santo sepolcro. Molecole che si agitavano come farfalle butterate e diodi sifilitici facevano cose turche con pomodori minorenni. Insomma roba da buoncostume in salsa verde. Verso le tre di mattino la musica è esplosa e s’è sentita fino in Egitto e in Mesopotamia dove fiumi e cavalli e olive verdi si sono messi a nitrire. Tutti, vi dico. Un concerto punk. Mentre il tamburo non smetteva di assordarci e costringerci a scalpitare pestando gl’intestini contro l’asfalto.

Certo, un po’ di ketchup non sarebbe guastato, ma sangue secco ce n’era a volontà e grappa al fegato di dio anche, quindi nessuno è morto di fame o sete. Senza contare tutti quelli che avevano la bava alla bocca. Insomma, cari mamma e papà, la prossima volta invito anche voi.

Un abbraccio

Salice alla marinara

Distorsione di fava, si tratta di un arzigogolo traverso. E’ quello che fa pendere le lampade della ragione a suo piacimento. Per compiacere lo zoccolo duro del salnitro adiacente. Proprio per questo Fenicio prega in cattedrale e si disfa. Si liquefa. Dolcemente. Ed è li’ che scopre di essere in una teglia da forno, dentro al forno, acceso.

Un color fuxia si distende mentre mi nutro di un pesce ribelle appeso alla tappezzeria, mentre suda di sesso e i suoi occhi ribollono di maionese. Con un po’ di limone, grazie.

 

Iena Ridens in salsa aristocratica

Il merito dei tubi è quello di non aver nessun merito, disse un mio professore di scientografia applicata, e il credo di una gazza ladra è il grido d ibattaglia di un lupo mannaro, disse sempre più ubriaco, finché non appoggio’ una mano sulla coscia di una studentessa, sfortunatamente non del suo corso e si becco’ una birra in faccia.

Era gennaio, un mese un po’ del cazzo, salvo il fatto che il Natale è alle spalle. Era mio fratello, diceva mamma. Papà fissava in silenzio una lastra di ghiaccio nella sua testa. E un po’ di ghiaccio filtrava anche dalle pareti di quella sala parto. In fondo era gennaio, un mese un po’ del cazzo.

Enrichetta gioiva tra il parco della sua villa tra un laghetto e una piscinetta. E correva in minigonna. Scollata. Quasi nuda con un seno marmoreo, tra fiori di plastica e insetti di pelusche.  Senz’accorgersi che uno sciame d’api vere stava rincorrendo il suo profumo di polline in calore.

Il gallo cantava nel battello che mi portava a new Orleans, città dormiente e pelosa sulle rive del Missisipi dove avrei cantato e bevuto, sarei andato in galera e sarei uscito per morire tra le braccia di una vecchia puttana vent’anni dopo, ma tutto questo non lo sapevo ancora mentre ascoltavo quel gallo che mi svegliava alle sei di mattina e mi annunciava una nuova avventura, mi strappava dai sogni erotici con la mia Susanna e mi diceva che mi sarei divertito da morire.

Occhio di triglia

Una cascata di ketchup inonda due fredde patatine ottuagenarie che riposavano in pace aspettando la meritata sepoltura

Dodici suore si scatenano davanti ad un videogioco. Dodici suore scatenato fanno un gioco, e un video. Dodici cavalle vestite da suore girano un film di strip pocker

Un tricheco cieco partecipa ad un concorso per graphic designer in una società  di pelli umane

Dexter non si era arruolato tra i corpi speciali della polizia per finire a fare il baby sitter di un moccioso figlio di un narcotrafficante, ma questo era il lavoro dell’infiltrato e quello, era figlio suo, di quando era donna

Una sedicente prostituta fa un’orgia di gruppo all’addio al celibato della futura sposa che proviene da una famiglia molto ortodossa e religiosa e mentre lecca di qua e mette vibratori di là pensa “che noia cane”

Una torta al cioccolato e peperoncino scende giù per la gola per esplodere in tanti fuochi artificiali che coloreranno il mio cervelletto di viola quando lo analizzeranno all’autopsia

Spargo l’antiossidante nelle mie vene mentre celebro lo spirito santo tra le sferzate del vento di una tempesta ormonale incontrovertibbbile

Sanremo per noi, Sanremo per sempre

Cucino ordinatamente un paio di libri blu. D’improvviso una sfilza di araldi in miniatura si’impadronisce della mia forchetta e comincia a sparare fiato alle trombe. Io lo dicevo per dire, mica sul serio, ma loro dritti tutti nel ragù. E allora che farci, quando aspetti amici a cena e mancano ormai cinque minuti al via. Condisci tutto con aglio e aspirina e servi in tavola una pasta all’acetilsalicenico generico spacciandolo per una spezia himalayana raccattata al mercatino, ma la vecchia che lo vendeva è già andata via, risucchiata dai suoi spermatozoi. Comunque. In questa notte di mezzo inverno un caro saluto a tutti quelli che ci guardano da casa e si rincitrulliscono di patatine al formaggio.