Il comandante in capo

Il comandante in capo ammazza altri comandanti in capo con droni di metallo pesante. Ammazza, twitta e poi dazia. I buoi e le pecore lo seguono belanti. Ogni frustata è un piacere. Ogni offesa un complimento. Ogni peto è un voto in più. Ogni rutto un applauso strusciante. Un certo olezzo segue certe persone. Una puzza urlante sfoglia miscredenti che battono bandiera rossa per farne una puttana al posto di una democrazia. E allora votiamo. Fogli bianchi con una X al posto della fede in Dio. Fogli rotti in mezzo ad una trebbiatrice.
Ma questo è un uomo? Voglia di distruggere l’erba, bruciare, uccidere. Violenza pura. Il voto ora serve per distruggere, non per costruire. Paura non fiducia.
E la terra brucia.
La violenza del fuoco fa piazza pulita del senno di Ariosto, ma stavolta nessuno lo andrà a recuperare nella galassia.
E l’orchestra suona e noi si balla, attorno al fuoco, sempre più vicini. Cantando filastrocche e canti gregoriani che hanno sempre meno senso. Poi, il senso di che? Paura, non senso. Senza il senso c’è solo la paura della vita.
Vacche belanti si buttano nel fuoco, saltando lo steccato come gli dice il capo.
Tutto finisce. E passiamo al tiramisù.

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