Il rock sulla cassa del morto

Appoggiato alla finestra dal tetto di casa mia, guardo una luna cadente come marmellata che cola in una nuvola grigia a forma di coltello. Febbricitante e pallida non fa più paura come una luna piena che si staglia in cielo come una lampadina e dà forma ai licantropi e ai sabba.

Invece sembra una simpatica vecchietta che racconta favole ai nipoti e la nuvola le copre le gambe.  Penso che questa sia una notte piena di sogni in una bruxelles piena di storie.  Intanto cucino una sambuca al vapore e bevo un vino rosso che assomiglia a un toro scatenato e ti lascia un retrogusto di macedonia alla panna.

E ripenso alla vita incantata che mi spinge verso la morte ad un ritmo che mi scivola via tra le mani come fosse piena di crateri. Nella gola sento la stretta del dubbio di perderla prima ancora di averla trovata come fosse un tesoro sfuggente, sempre li’ in quella buca, no in quell’altra e non si trova mai eppure sembrava li’ e poi si torna indietro a scavare meglio, e poi viene il dubbio che o non c’è o si sta spostando nella buca in cui non stai scavando. Insomma tanto vale giocare a golf.

Un aereo notturno e una moto che rimbomba nel viale tra i palazzi residenziali come un peto blasfemo rimbomba in una chiesa mi ricordano la civiltà imperante. Con lo stomaco pieno e la testa vuota mi immergo nei sogni di una notte calda e autunnale per farmi cullare dal fumo dell’alcol, unico collegamento con la pazzia, unico vero tesoro.

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