Nel blu dipinto di rosso (seconda parte)

Non ho più tempo. Ed è troppo tardi per tornare indietro. Lo sento premere. E non chiederà permesso. Ho appena il tempo seppellire i miei sogni sotto quintali di odio per me stessa. Non ne usciranno per un bel pezzo. E lì, sentendolo entrare, anzi, spalancare porte e finestre con un ruggito, chiudo gli occhi e apro la bocca in un gemito… di piacere forse, dolore sì, e di Paura di Essere Squarciata. Tanta paura.

Mi guarda e lo guardo. E mi aggrappo ai suoi occhi…blu. E ricordo. Quello stato come che galleggi sulle onde cullata dal materassino nel caldo abbraccio dell’alcol, si sta trasformando in un maremoto mentre lui comincia a possedermi e io, che ora vorrei nascondermi, non potrei essere più sua.

Tutto è iniziato guardando quegli occhi oceano che, mentre lui diceva, loro mi prendevano e, mentre io chiedevo, loro mi aspiravano.

Lì la mia anima ha deciso di rifugiarsi in un altro corpo.

Grande. Abbastanza per contenerne almeno due o tre. L’alcol è stato solo una logica immersione nell’oblio. Così, mi sono assentata un attimo dalla vita. E ora mi sto facendo violentare l’anima da un bisonte sudato che mi riduce il corpo a uno spezzatino.

Una zaffata acida di ascella mi devasta le narici, perfora la corteccia cerebrale ed evapora le nebbie dell’alcol, così, d’un tratto la luce del sole di mezzogiorno mi percuote la memoria. Mentre le sue gocce di sudore mi piovono sul viso come miele salato, mi risveglio di colpo da un sonno che non era eterno.

L’alcol mi tradisce.

E mi lascia essere lucida preda del mio peggior nemico, il ricordo. Anche lui, ora, mi possiede. Non tu bestione di un ex-pugile che fai l’amore come se facessi la finale dei campionati di boxe. Tu non sei l’uomo della mia vita gli urlo nel pensiero con la rabbia di un prigioniero, mentre una lacrima mi scappa via da un occhio come una gazza ladra che non puoi più riacciuffare. Ma tanto è abbastanza buio e lui non può vedere. E anche se può, figurati se se ne accorge.

Allora piango. Gemo. Urlo. Allora gli pianto le unghie nella schiena e nel culo. Allora, Sì, libero la Cagna Selvatica dalle catene del giudizio. Questo è l’unico piacere sincero. Una gioia pazza e maledetta. Che brucia acida. Che mi porta all’orgasmo come un treno che ha buttato via rotaie e macchinista e corre pazzamente in una discesa che finisce dritta nel vuoto.

Lui s’infuoca ancora di più e, Sì, Sì,  mi punisce ancora di più aprendo nuove breccie nella pelle più delicata. Anche loro bruciano. E magari mi farà il piacere di lasciarmi morire dissanguata.

Ammazzami ti prego. Ammazzami. Ti amo. No, tu non sei Lui, Lui non c’è più. Lui s’è sposato oggi pomeriggio in questa casa. Ma tu fa’ ancora finta di esserlo. In fondo anche Lui ha gli occhi blu.

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