Cuor di Nutella

Godi, gioia di mamma, fatale mignotta di pazzi transistor che baciano il cielo. Scendi a eccitare milioni di umani. Gatta pelosa con occhi scintillanti di chi ha dentro miliardi di stelle cadenti. Nuvola di promesse per toccare il cielo con un orgasmo, abbracciaci tutti e baciaci il mosto selvaggio col naso peloso e la vulva incandescente. Vivremo insieme nel villaggio dei nostri cuori in mezzo al deserto di stelle cadute e annegheremo in un’ispida palude di cobra ripieni di ghiaccio polare. Rinasceremo e rideremo a cuore aperto della nostra pazzia con un pugno allo stomaco che diluisce cioccolata piccante in burro di avocado.

Rossa russa

Logotenia furente ti scambi i raggi della luna per sbucciare un’arancia nel mezzo di un lago d’acqua zuccherata. In mezzo, un silos parlante si fa vento con un ombrello parafulmini. Dal silos io telefono alla mia bella, scatenata in mezzo all’altare di una chiesa ortodossa. Urla e canta la signora della danza dopo aver spezzato il calice e bevuto corpo, sangue e anima del Cristo nostro Signore.  E nei secoli dei secoli il vento disperde i calori e le passioni della follia urlante che mi penetra il cervello con dolori e sapori di un Cristo itinerante dal sapore di un cioccolato Motta. Cuor contento spera e si dispera in mezzo al silos in mezzo al lago d’acqua dorata. Col cuor contento esco e cammino sull’acqua.

La culla del re

Un grumo di sangue discende spietato in una grande orma di coca. Marcio felice diritto al castello e fiumi di sangue lo circondano. Il pianto di una lacrima mi dirige al pianoforte suonando un’aria leggera e rarefatta. Che mi accompagna a morire al mio castello inafferrabile e legggero che prende il volo e comincia a danzare in mio onore un ballo di sete preziose. L’effige di Vittoria si erge e vive e mi prende tra le sue braccia e mi porta nell’antro dolce e vellutato e mi sussurra all’orecchio l’amore di un tempo lontano, un tempo di semplici carezze e sospiri sensuali, sogni ad occhi aperti e sublimi piaceri ad occhi chiusi dove farfalle ridono e allodole cinguettano e allora io finalmente chiudo gli occhi e muoio cullato dalla brezza serena della valle e protetto dalle montagne ricoperte di fiori e prati. Chiudo gli occhi e raggiungo Vittoria per sempre dal mio castello di sangue che sparisce insieme a me.

L’antro di Zorro

Lorida si spegne e mentre si spegne sogna una lettera del marito americano e vede un morto in motocicletta che taglia col coltello una maschera di Zorro. Lunedì pomeriggio i granchi si accarezzeranno insieme e festeggeranno la sapienza. L’antro di Zorro si veste d’arlecchino e la suprema torta sbianca la neve in un lascito supremo tra due dita avverse e dodici starnuti da rinoceronte allupato. Melissa sbadiglia e si gratta i pollicioni dei piedi e guarda Lorida che si spegne e mentre si spegne sogna una lettera…

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per delirare in libertà