Archivi tag: marilù

Ovo sodo

Eschilo, Eschilo Senofonte. Una banana asimmetrica ti trafigge il culo da cui ami follemente il tuo tuorlo d’uovo. Ecco. Apriamo una città. Come una pentola asfittica che vola tra le stelle. Stelle, che hanno rotto i coglioni. Vola tra le capre. Ecco. Suona meglio. Capre ruspanti tra trivelle d’amore turchese. L’imbuto ballerino che pianta chiodi tra i miei pensieri. Oggi che finalmente Cristo è morto, ma pensate che casino se fosse ancora vivo.
Oggi, dico, la capinera fa capolino tra panche e capre e si siede a prendere il sole con le piume arricciate dalla permanente di un mandolino a schermo piatto.
Scendo da una scalinata valorosa per prendere il frutto del seno tuo, Marilù.
In una strada distonica ti suono la mia serenata che fa pressappoco cosi’: tracannati, tracannati, muori in una patata disperata che piange lacrime di rosso. Tracannati, tracannati mia dolce Marilova e soffri lentamente le pene del pene troppo grosso. Tracannati, tracannati, voglio sentirti urlare e sgranare i tuoi occhi mentre cominci a sentirlo tra il pancreas e lo stomaco perché lì voglio lasciare il mio seme. Sicuro che non resterai incinta. Eschilo, Eschilo Senofonte che sai di uovo sodo tra zanzare troppo arrabbiate che riproducono i resti delle loro fobie. Così ti amo e così sia tra le luci dell’Alcantara e un Olé pronunciato un secondo prima che il toro t’incornasse. Tra le gambe.

Un genio peloso, due campari, un pollo sbucciato.

Una mela sbucciata mi appare davanti alla torta nuziale per augurarmi il peccato mortale se mi piego alla stanza del figlio crocifisso nell’unità di una croce uncinata. Melograno e melo gratto per meglio sentire il prurito di un’urna funeraria di peni e patate al forno. Mentre le farfalle ridacchiano al sole.
Ofelia si batte contro un pigiama a fiori senza chiedersi il senso delle carote finché un fulmine a ciel sereno non inchioda il padre alle sue responsabilità elettive. Un sindaco che piange è come un chiodo che caga. Entrambi hanno la puzza sotto il naso. Per cui Ofelia si ritira di buon grado col suo nuovo consorte nell’ascensore di una rolls-royce a fare un sabba di pippistrelli e marmellate marcate Ovidio.
Parloti d’amore Marilù. E ti dico e ti chiedo di darmi un pezzo del tuo stivale per pulirmi le gengive da tanta cioccolata che sfregiò la tua vagina infernale e la tua pedicure così ben attillata. Ti amo e ti proteggo dalle mille sventure di una vita piazzata in telefiga col Cristo che ti ama anche lui dall’alto di una baracca che crolla su effluvi di diluvio universale siccome anche oggi piove. E torna a battere che voglio comprarmi una WII.
Un abbraccio stretto stretto alla scopa mi riporta in una Terra focosa e gioconda dove il Carnevale del cuore equivale ad un pollo scotennato e ridente, ma sdentato.

Sedano, carote e cipolle per fare un buon ragù

Al lupo, al lupo e tutti i pesci vennero a galla dalla gola del pesce palla. Ma io dico, se fosse solo una poesia cosa staremmo qui a fare. E allora ecco un haiku d’annata: mi rendo nella savana, in un giorno d’estate, ganzi sterchi di bue. Oppure. Ero alla finestra, stelle cadenti, mi gratto le palle.

Poesia. Nettare dei dementi.

Poesia. Faro nell’oscurità di una discoteca. Lampione in un campo da calcio.

Poesia. Senza di te non sapremmo come condire i maccheroni.

Poesia. Musa della civiltà, occhio di noi talpe possenti. Amica delle amanti in calore.

Sogno o son desto, questo è il probbblema. M’illumino d’incenso, mentre la mia cavallina sforna pasticci dal color del tuono. Fu cosi’ che scrissi. Fu cosi’ che morissi. Dato che il cielo mi cadde sulla testa mentre anelavo a qualcosa che non mi ricordo. Buonanotte fiorellino. Buonanotte e sogni d’oro, intenso e birra per seguire la stella moneta fino alla fine dei mondi. Senza ritegno, ma con molto sdegno.