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Mah!

Una follia di gabinetti esposti al sole deride la cervicale che scende dai miei testicoli verso cardigan rivoluzionari che sfilano in manifestazioni di nudisti nudi davanti alle telecamere vogliose di corpi da processare e servire con il piatto della pastasciutta tra quisquilie arricchite da manzo e ragù alla bolognese.
Tutta la famiglia è radunata intorno alla stanza del Papa e resta religiosamente in silenzio e in posizione caprina battendo le mani al ritmo della croce di Cristo. Mentre si masturba psicologicamente i genitali. Una croce matematica si staglia nel cielo e un’aquila osserva la preda con potere cardinale. Una vespa senza pungiglione vaga nella tenebra della peste bubbonica vestita di nero e con una voce stridula avverte uomini e donne, di cosa? Non si sa, ma avverte.
Rotolo nel fango dopo un’esperienza stagnante. Il fontaniere ha aperto una falla nel buco del culo ma non l’ha mai riparata e soffro d’incontinenza. Pago la fattura e mi sturo il lavandino con uno spazzolino che si masturba le orecchie. Mi dolgo col cuore del fango che cola dalle mie gengive infette di pus che sa di rabarbaro omosex e mi sdraio consensualmente durante il gay pride in un carro carnevalesco di suore puritane per adornarmi di anelli spaziali che giocano con i miei genitali colorati.
Esco e prendo un po’ d’aria inquinata per fumare il polmone d’acciaio e riderci sopra finché morte non ci separi.

La mela della vita e della morte

Una mela rivolta al passato corre su una pedana elettronica senza vedere che davanti a se sta per investire un cieco marcio. A occhi chiusi avanza nell’asfalto immenso e ride per una battuta di una rana sorella che spiegava il sogno di una pantegana in calore . Guarda in alto, le urla lei e un camion della spazzatura lanciato a tutta velocità si schianta contro il braccio bionico di un uomo col bastone che attraversa la strada e non si fa neanche un graffio. E dice Signore perdonali perché non sanno guidare. E si masturba con una mano sulla croce e l’altra per fare pipì.
Un giro di vite si scioglie nel soffritto per portare l’infinito in una tazza di tè arabeggiante che gira una danza di proci e corteggia un soffitto di suore che si spogliano in maniera verginale nell’attesa di un dio che le incarni del corpo e sangue di cristo, ma non con uno spirito. Nel frattempo le dita toccano vagine verginali e secernono liquidi oleosi che formano parte dell’acqua santa e del vin santo.
Mi diverto a mangiare tarallucci e olio d’oliva che corre e vola in una tempesta ormonale di dodici metri cubi di aria compressa e spremute di cuori di ketchup.
Mi seppellisco sotto un cipresso affinché possa piangere la storia di un subacqueo che non sapeva leggere ma sapeva fare l’amore con le suore.

Mi crogiolo al chiaro di luna

In mezzo a una spiaggia di testicoli in calore Anissa si siede e mostra il pomo d’Adamo alla selvaggina carente di antibiotici ormonali. Esige una mano sul corpo da schiava. Esige un sogno e una chimera che la porti su draghi di cartone in un’isola di porcini. Esige che la scatola di froci si apra e una bomba scoppi per dirigere il traffico di risotti. Gode al caldo sapore del mare. Nella fretta di un orgasmo con altri pianeti che gravitano intorno a lei dimentica di mettersi il preservativo e rischia di mettersi incinta da sola. Potere dell’immaginazione. Un bug nella matrix. Un bug che striscia sotterraneo in una casa fatta di piole e zanzare.
Corcina 86 anni si masturba nella sua casa nella prateria australiana davanti ad una sequoia alta 180 metri immaginando che sia un fallo di toro. L’orgasmo la vede rotolare in mezzo alle radici di iguana verde.
Caterina 18 anni fa l’amore col suo ragazzo in una cascina diroccata nella pianura statunitense ascoltando shakira nell’ipod dopo aver preso medicine antidepressive e senza sapere che di lì a poco ci sarebbe stata l’esplosione di un reattore nucleare a poca distanza.
Padre Alonso si fa masturbare da una signora di mezza età nella cucina dell’asilo di St Eusebio di Catalonia nel sapore stantio della mensa. Le mani di lei erano appena affondate nelle frattaglie di pollo e coniglio. Anche lei si eccita. Ma nel bel mezzo vengono scoperti.

Il gallo canta due volte (e poi rutta)

Mi rachitizzo in una rucola acida di saltimbanchi col palinsesto fuso da orecchioni vampireschi e corna fritte.
Antonia si sforuncola un abito da notte di lino pregiato e condisce la pasta di vermi froci in zuppa di lenticchie lesbiche che sognano di essere un cane pieno di pulci che si masturba davanti a uno specchio deformante. In un’orgia di pleniluni Antonia sfoggia la conturbante pelosa alla festa della civiltà che si tiene due volte l’anno alla faccia della crisi dove il vello d’oro celebra la propria sensualità davanti a una folla affamata.
Urla di avvoltoi piangono gli sfarzi dei tempi andati e rivolgono alla Madonna la preghiera di una dolce gabbana che si satolla la vagina del fuoco dell’inferno e bacia pudicamente la bocca di una vergine sifilitica.
Bravi. Complimenti vivissimi al coro di pavoni sconsiderati e allegri che raccolgono voti per contribuire a spargere la fame nel mondo e ad imbandire la propria mensa alla quale accogliere i poveri a Natale.
Antonia alleva la prole in un pollaio di sterco di bue e gioca al gratta e vinci. E canta.

Il poeta delle eresie

Sorvola una preghiera di zolfo. Una grande intesa tra il Paradiso e l’Inferno permetterà a Dio di governare ancora sulla crisi planetaria che ha causato lui stesso a forza di sputi al tetano. Rosalia 58 anni si masturba davanti ad una garza e a sei cerotti bianchi col ditale della nonna ma non riesce a venire perché deve fare pipì.
Il partito del KK si contorce i muscoli facciali e le budella attorcigliate attorno all’intestino tenue che sorride tenuamente e tenuamente si irrigidisce per spiegare a Budda che le tagliatelle al ragù non le possono fare i monaci altrimenti a lui gli sparisce la flora e la fauna zoologica.
Perciò Luana decide di diventare ministro della repubblica della banana split, un po’ come giocare a bocce col morto, tra una capinera guasta e una fronda di lumache e fa l’amore con il marito così come l’ha sempre fatto, mentre lava i piatti a luci soffuse con la musica della lavastoviglie sul fondo e otto orgasmi di fila. È l’unico modo per riuscire a dormire per una notte senza sognare Dio che esplode di burro e panna.
Marco si gratta le unghie e fila sul tordo di una noce moscata bevendo un succo di flanella nella morte rapida di un dipinto variopinto.

Rose e cavolfiori bagnano la stagione delle castagne infuocate

Una patatina fritta a colazione. Questo il menù di oggi al ristorante millefiori d’autunno in fiore. Per melanconizzare un prato fiorito devo spurgare una violenza mistica che uccide Dio. Non ho remore. Né rimpianti. È un atto dovuto. Da tempo immemorabbbile. Iscriviamolo nel registro dei morti e sepolti. E partecipiamo al nostro funerale.
Sopra la merda nascon le rose sopra l’oro non nasce niente. Balle ma dette molto bene. Mi rigiro nel letto in cambio di una favola trans. Per potare l’occhio al pino maleodorante. Ma con un odore di rosa ammuffita tra le tegole di una stalla. Duccio mi ricorda che devo comprare l’eroina dai talebani che hanno prestato un po’ di soldi alle banche americane. La produzione di papavero in Afghanistan è aumentata del 50%, guarda un po’. E pensare che i talebani volevano eliminarla, quindi li hanno bombardati. Ed ora è un paese emergente.
Il signor Attilio Bergonzoni si stura il naso per migliorare il suo stato di salute generale e chiacchiera con l’otorino del più e del menopausa. Per una questione androgina anche i testicoli montano nella laringe e bagnano l’esofago dando una strizzatina al fegato, alla bisogna, finché non fanno una sega all’intestino e vengono a lubrificare le gonadi di Ulisse.
Monadina 54 anni, si masturba davanti alla televisione mentre trasmettono Chocolat con Jonny Depp. Non viene bene come al solito. Depp non è il suo preferito. La prossima volta proverà con Matteo Renzi.

Incendio di gelatina rosa

Un gorilla si scinde in sedici portelloni da caravan e sorride grattandosi le ascelle depilate. Mi accendo una lampadina tra le porte di una storia d’amore che solleva pesi con i denti e mi fischiano le orecchie al pensiero di una marcia forzata tra le gambe della protagonista. Lucilla piange tra le lacrime di bisonte e si masturba in cima alle corna di un salame semovente. Si toglie il vestito nuziale e si denuda davanti alla televisione per proiettarsi in tutta la casa.
Si muove urlando e si graffia godendo e un incendio si sparge lentamente tra le spire floreali di un appartamento in calore urbano. I medici senza frontiere accorrono in gruppo per dirigere i lavori in corso e farsi una pera fumando una sigaretta elettronica alla vaniglia. Io guardo divertito lo spettacolo e m’inebrio pensando alla tavoletta a colori che ho lasciato nelle cronache di Narnia che ora galleggeranno amichevolmente tra le terre dei mondi emersi e di quelli non emersi.
Spengo la tele e mi scolo una pinta di varichina per rinfrescarmi l’alito e ricomincio una maratona di sberle che vince lo spazzacamino cheyenne figlio di un cretino seduto.
Tiro un sospiro di sollievo nero e sotterro la neve fresca in un pozzo di risate alcoliche.

Coca cola?

M’immergo in una genesi genetica dell’universo multiolografico e mi sento una proiezione del pensiero di altre civiltà che vanno in Spagna a curare i bambini malati di cancro danzando una danza strana e piena di luce. Il Poltergeist mi guarda e mi sfida a una partita a poker col morto ma non me la sento e gli regalo una coca cola scaduta da due anni. Lui la beve e mi fa “non è light?”. Eccomi fratello che arrivo a farti un favore illuminandoti la strada piena di buche fatte di prosciutto in carrozza. Dolcemente mi guardo intorno e scopro le interiora di una bufala che mi guarda attonita e si masturba alla mia visione divina. Potremmo fare una giocata insieme? Mi propone l’alieno che scopre la terra e giudica lento il processo civile italiano in modo che ci becchiamo una condanna anche dalla corte intergalattica. Procediamo a frattali, fratello frate e sorella luna. Nel cantico dei cantici cantiamo un amore candido ma non al divino. Alla sposa dell’umanità : la coca cola.
Perché noi l’amiamo a fondo e profondamente stappiamo e beviamo quell’estratto di coca che speriamo che nel nostro stomaco diventi cocaina che è più buona. La massa trucida di fedeli maomettani sfila educatamente per l’autostrada del sole e chiede ai padroni di essere più buoni, più buoni della coca cola e di un amaretto di saronno. Chiediamo scusa per essere fedeli alla parola di dio e della lucidatrice dei pavimenti e quindi ci beiamo (?) anzi beliamo come pecore davanti al buon pastore, chiunque egli sia e trinkiamo una nave pirata che spara ai saraceni in fuga dalla capitale dei buoni romani

Vitalizio

Una fuliggine scende nella mia mente e vi si risposa in terze nozze producendo polvere di bambini che arieggiano i neuroni zoppicanti di fine giornata. Ora inizia un altro lavoro volteggiante come un acrobata nella scia di un’elica semovente che masturba un pene di androide strizzandolo verso destra e poi verso sinistra. Paola gode dell’immensità del attrezzo di Carlo che sembra una vipera che le si muove nel corpo e si dimena esplorando nuove scie d’amore che la fanno urlare di pazzia.

Tenebre silenziose scendono negli occhi di un vecchio lupo di mare che ha sopracciglia di dromedario e si accontenterebbe di un ghiacciolo alla panna montata per prosciugare quella saliva  acida che si ritrova in bocca tutte le volte che muore. Se lo ricorda solo adesso.

È una bella scrofa che tiene le punte del leone in un arrembaggio alla nave delle iene mentre i clown giocano a tressette col cadavere di un morto ammazzato dal pesce pappardella.

 

Diversamente sexy

Una troika di salami al formaggio s’imbizzarrisce al richiamo di una sottana sfuggente. Un microscopico anello latente s’intrufola nell’orifizio sacro e masturba un ganglio intestinale. Mario s’incendia in un atto di sodomia fecale seduto sul gabinetto del suo monolocale decadente in cui la toilette si trova tra il forno e il frigorifero. Deve girare un film come attore principale. Quando si presenta sul set è eccitatissimo e non vede l’ora di girare la scena di sesso omosessuale. Chiede al regista il massimo del realismo. E ottiene soddisfazione. Solo che l’altro attore non è gay. Mario esce ancora più eccitato e va in bagno e si fa la scopa.

Anais gira in mutande e senza reggiseno per casa. Da una stanza all’altra e semina feromoni tra le formiche che cominciano a girare vorticosamente tra le crepe dei muri di un appartamento bohèmien che dà sul parvis de St Gilles dove circolano struzzi mutanti che fumano sigari elettronici marcati Coca Cola. Un siero di latte viene spruzzato mentre fa l’amore con una coppia di coniugi che cercano giovani studentesse a pagamento per colmare il vuoto matrimoniale.

Un giro dell’oca si appropria delle mie emozioni che girano a velocità stroboscopica lasciando che un maiale su due zampe paghi il conto del ristorante lasciando una mancia miliardaria. Chiamo il racconto della spirale del minotauro ma nessuno risponde e vaneggio per la strada deserta alla ricerca del sacro Graal. Metto il piede nell’unico tombino senza coperchio e scendo nelle immensità degli inferi inseguito da una barzelletta su S. Pietro. Il cavallo non ci sta Flamenco. Il cavallo è sparito Flamenco caro. Il cavallo è morto nell’ombra di un ulivo senza lasciare tracce di sperma ma ha pisciato sulla Croce e ora vuole governare il mondo dall’alto di una cruna dell’ago diversamente abile.