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Il diamante della fortuna.

Spargo nei denti dell’atmosfera rarefatta un pianto sibilante come la polvere da sparo che passa per il tuo occhio e ti friggo l’anima senza che te ne accorgi, bambino assurdo. La carica caotica degli acini di zenzero mi toglie il respiro affannoso della cyclette e apre i pori della sauna per i piaceri della nonna.

Soggetto passivo che leggi e pensi. Cosa pensi? Vaghi nel sonno ipnotico di una lettera che porta un suono che porta una luce nella tua mente che porta un’emozione nel tuo cuore sempre assetato, sempre affamato, sempre disperato. Hai paura?

Leggi il mentolo dell’arte, la pillola di fumo eufemistico che porta all’amore lesbico di due poggiacarte sodomiti creati dall’amore di Afrodite. Dea della banana in calore. Hai caldo? Non raffreddarti. Hai voglia? Coltivala. Hai sete di vita? Che scorra nelle tue vene senza farle scoppiare.

Hai stuprato una tartaruga? Succede a tutti prima o poi. Anche di trovarsi con dei mandarini nel culo, andati a male, oltretutto. Senti il rumore di Polifemo mentre mangia la Mirra nel museo dell’Odissea, mangia come una scrofa, e mastica carote, no, non le mastica, le usa come stuzzicadenti.

Sei un soggetto aulico, abulico, no abulimico. Sei quello che mia bisnonna definiva un arco pantotenico della natura, una vitamina al contrario, praticamente. Lo so che non capisci, ma fa lo stesso, se fossi qui per capire non continueresti a leggere. Sei qui per sentire i ritmi del tamburo cosmico dentro di te. Per fare l’amore con l’universo come facciamo tutti. Come con le tartarughe.

Una lacrima scorre sul divano a forma di farfalla lesbica.
E si fa una pera di lana di talpa.

L’intollerabile singulto

Feccia di terra di mare e di sole scarichi melma color criminale dentro un imbuto che conduce allo stomaco. Rocco si erge sulla città di mille lucciole in attesa di clienti al supermercato della morte. Purga, il Rocco, il fucile dell’eutanasia del suo gallo preferito e con le ali spezzate che giace disteso e furente nell’Odissea dell’autunno della vita. Spara, Rocco, con calma e dolore. Un dolore esplosivo. Una pioggia battente bandiera bianca, pulisce la terra dal sangue e il suo cuore dalla morte dell’amico di un tempo lontano. Un tempo bambino in cui un pulcino gli era suonato fratello. Ora la melma lo porta lontano. In un torrente in piena che non si guarda alle spalle e lo lascia lì con una palla di strutto nello stomaco che non va né su né giù.