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Biancognomo

Una pizza Mellow balla una musica negra dondolandosi sulla sedia di cardo mariano.
Eureka! esprime la vecchia sudata che si stiracchia su un pisello di gnomo. Si chiama Biancanave.
È perché lo succhia come una pompa pneumatica che lui si è rimpicciolito con l’età.
Mangio carote e schiaccio ghiaccio raffermo in un’officina sottomessa, ma penso alla mia bella che abita in un cratere lunare e fa la prostituta per una corporation di delfini nigeriani.
Mi astengo vostro onore.
Non mi ero informato sui risultati elettorali del Totocalcio e ho messo la testa nella pentola a pressione.
È con uno sfarzo di volontà erculeo che ti conto questa canzone o Susanna Mia tutta panna e mortadella.
Un buco esce dal cielo, è quello del culo e i Beatles mi portano la mia bella che si chiama Jude.
È con sommo riferimento che canto un inno al Buddha e ai Nirvana che hanno il pregio di essere quello che sono. Spazio 1999. Una serie molto seria degli anni ottanta. Che ripensandoci non erano poi così malvagi. Una mandria di teste di cazzo danzanti sotto poggi psicadelici pensando che il figlio di papà è meglio dell’hippie.
Cantiamo tutti in coro Loacker che bontà. Un piccolo twist in bocca è meglio del sesso orale. Il silenzio è d’oro e l’oro è più prezioso del tartufo, oppure no.
Rachele si tocca mentre pensa all’essenza dell’aspirina che le brucia lo stomaco ma le previene il tumore alla prostata.

Le palle di Cristo

Le palle di pelo barbuto si scornano con diversi livelli di sperma che muore dal ridere al sentore di una libellula matura e un poco coguara. Prendono quel treno, quello per Yuma che sbuffa sotto baffi grassi e un cappello arrugginito. Vanno a sedersi in una stiva ripiena di urla di pianto per non vedere la propria disperazione, ma come in ogni favola a lieto fine, scoprono che il re e la regina sono due trans in missione segreta per conto Terzi. Terzi è un barista di Cotogno che traffica lattine sporche tra gli Urali e il Vesuvio. Che fa il lavoro di basista di un centro internazionale di mujahidin terrorizzati dall’uso della violenza fisica. Essi lottano per un’unione fisica di gay musulmani e l’adozione dei figli dei talebani.
Sì perché è così che ci facciamo la guerra di pompini artificiali, luci sfavillanti nel cielo da cui sgorga una Madonna bionda in minigonna. E se la Madonna era una prostituta e Maddalena una quasi vergine? Gesù sarebbe stato un simpatico figlio di mignotta, uno che racconta un sacco di barzellette alla gente. Ti capita poi che te le prendono sul serio. E non è più riuscito a far credere che scherzava. Tipo.
Terzi nel frattempo è morto di cancro cranico con complicate complicazioni che in quanto tali sono complicate da spiegare. Poi tanto è morto e basta, quindi inutile capire se è stata colpa di un medico ignorante o no. Questa è la fattura, basta pagare e siamo tutti amici. Sì grazie, mandi la fattura alla moglie che io l’ho solo messo lì per caso, non sul serio. Condoglianze a quel povero cristo e anche a sua mamma.

Yes we cazz

In una logica sfrenata di capitali rombanti moriamo di fame per nutrire gli emiri attaccati al tubo di scappamento di una prostituta che urla a bassa voce e vende l’ultima cosa che le rimane, l’anima.
Amiamo e non capiamo il risultato dell’equazione di una strada selvaggia che parla e canta in dialetto volgare una canzone della philips bevendosi un caffè omeopatico per dimenticare le brutture della rivoluzione di classe.
Le rigogliose monache morte prima dell’avvento dello zar nicola tredicesimo e nipoti, non prega giustamente altro di sotto di lei, o di fianco, che dir si voglia. Finanzio un gettito con la tredicesima rata del mutuo della casa togliendo il cibo dalla bocca di una bambina che amo.
Sbadiglio davanti al canyon dello Utah tra mormoni poligami e berlusconi monogami che chiedono al papa una grazia per non decomporsi prima di decadere e ruzzolare come una valanga azzurra che scia su navi di carboidrati bianco candeggina.
Occhio e malocchio di sfiga negra cadono su un occhio vigile del Montana tra una serrata di struzzi e la maledizione della Rosanna.

Una sega di capodanno

Una corsa o no mi vitupera la lingua. Nell’aspetto della sala d’aspetto, aspetto un corvo che non arriverà mai. Aspetto la pensione e vado in riva al mare per aspettare il postino che non ha posta per me.
Aspetto la posta e vedo una prostituta che aspetta sotto il sole di mezzogiorno un cliente che non arriva. In compenso arriva un coccodrillo e la porta via, verso la laguna.
Lo guardo e li guardo e penso che quel rettile non ha pagato un centesimo.
E penso che perlomeno lei ha finito di aspettare
Una nuvola nera oscura il sole. Forse pioverà, finalmente, penso. Ma no, se ne va e si dissolve. E aspiro ancora la polvere della strada, tra case deserte e piante grasse. E donne grasse che guardano dalle verande. E fumano. E aspettano. La fine della giornata. Per dormire e ricominciarne un’altra. E io per aspettare sveglio il prossimo postino.

L’eternità

Nella periferia della stanza bucata da una sciarada di zanzare ubriache di miele due ragazzini fanno l’amore per la prima volta. Nella periferia parigina. La luce dei fari delle auto illumina i loro visi sudati rendendo l’ambiente afoso molto techno. Gli occhi di lei sembrano quelli di un androide ubriaco e quelli di lui quelli di un torello con corna e muggito elettronico.

Si addormentano e si svegliano di soprassalto alla sirena di un’ambulanza che viene a prendere un loro vicino di stanza che ha avuto un infarto mentre faceva sesso con una prostituta e la moglie. Mentre gli infermieri fanno un massaggio cardiaco in un corridoio dalle luci al neon e moquette verde vecchia di dieci anni sentono il cigolare del letto della loro stanza e muggiti e urla di godimento.

Nell’orgasmo finale i due infermieri si guardano e capiscono che non c’è più niente da fare. Con un lenzuolo coprono il viso sorridente al vecchio defunto e lo portano in camera mortuaria. I due ragazzini si addormentano di nuovo e sognano di amarsi per sempre.

 

 

Si avvicina

Gomorra silenziosa si avvicina ad un gattopardo dormiente davanti alla televisione e spara. Un dardo infuocato di sangue rancido e gommoso. Il livido furore di una fiera si staglia allo specchio delle tue paure a forma di trota selvatica dell’acquario dei tuoi pensieri più densi.
Cartone e Gomorra godono nel trapassare fermenti lattici vivi di un gattopardo che si aggira con l’aids nel corpo peloso ansioso di cibarsi di infanti che piangono di felicità davanti al Cid Campeador che si accampa su una banana nel trespolo della Cantabria.
Cantando con la sua chitarra le doglie di un passerotto spaventato dal proprio aspetto a tre teste e due peni semoventi. Cloni di una ragazza di poca esperienza ma sulla buona strada per diventare una prostituta e finire nelle mani ruvide della Boccassini.
Finché non muore partorendo un dinosauro a forma di staffilococco frocio.
Solleva, Gomorra, il lenzuolo della testa bandita e riceve i sacramenti del buon dio della sorgente di Fiuggi che veglia sul corpo malandato del signor Odino, veterano di tante battaglie e di tante mogli, morte sul campo insieme al Cid. Il campo Giuliano concima il suolo di tanti fermenti lattici e fertilizzato da vermi e decomposizioni decomposte. Una rosa rossa emerge dal vulcano delle Cicladi per vomitare sperma fuso e concimare isole greche.
Tutto questo vediamo alla televisione in una serata di scazzo e fumo allucinogeno.