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Pani e capodanni. 31 dicembre

Buon anno fratello, buon anno coglione. Buon anno anche a te e che, mi raccomando, finisca il 31 dicembre. Sì perché se per caso non finisce il 31 è un casino perché il prossimo mica può cominciare. Se una cosa non finisce mai la speranza di qualcosa di meglio non inizia mai.
Buon anno pazzo. Buon anno gallina. Buone feste e buona Pasqua e tanti auguri al sogno di una notte di mezzo inverno. Una fine e un inizio. Ci siamo raggomitolati sotto le coperte, davanti alla tele e con le famiglie. Ci siamo grondati la bocca di pane e salame, panettone e cioccolata, alla faccia di chi non può più. Alla faccia di chi è diventato povero. Rendiamo grazie a Dio.
Buon anno anche a me e alle patatine fritte nel sudore della vita. Un grasso salato che sa di carbone ardente e cioccolato fuso. Buone feste che stanno finendo. Buona Befana che le illusioni porta via. Buon tacchino per la festa del grazie. Buono strutto che spargo sul pane insieme al prosciutto di una chitarra romantica che mi suona una serenata in mezzo ad una strada.
Buon anno barbone che incontro sempre vicino a casa. Perché, dico, perché non la fai finita? Perché aspetti che sia Dio a decidere? Buona speranza anche a te che non ne hai nessuna affinché ricordi a tutti che se non lavori non mangi. E ti auguro che il tuo anno finisca prima del 31 dicembre.
Dio

Incendio di gelatina rosa

Un gorilla si scinde in sedici portelloni da caravan e sorride grattandosi le ascelle depilate. Mi accendo una lampadina tra le porte di una storia d’amore che solleva pesi con i denti e mi fischiano le orecchie al pensiero di una marcia forzata tra le gambe della protagonista. Lucilla piange tra le lacrime di bisonte e si masturba in cima alle corna di un salame semovente. Si toglie il vestito nuziale e si denuda davanti alla televisione per proiettarsi in tutta la casa.
Si muove urlando e si graffia godendo e un incendio si sparge lentamente tra le spire floreali di un appartamento in calore urbano. I medici senza frontiere accorrono in gruppo per dirigere i lavori in corso e farsi una pera fumando una sigaretta elettronica alla vaniglia. Io guardo divertito lo spettacolo e m’inebrio pensando alla tavoletta a colori che ho lasciato nelle cronache di Narnia che ora galleggeranno amichevolmente tra le terre dei mondi emersi e di quelli non emersi.
Spengo la tele e mi scolo una pinta di varichina per rinfrescarmi l’alito e ricomincio una maratona di sberle che vince lo spazzacamino cheyenne figlio di un cretino seduto.
Tiro un sospiro di sollievo nero e sotterro la neve fresca in un pozzo di risate alcoliche.