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Cado facilmente

Cado. In un abisso lungo un’unghia di tartaruga. E vedo. Occhi brucianti in anime di argilla.
Lo spazio crea un vuoto e l’immaginazione lo riempie di sogni. Per quello mi ritrovo a giostrare con Tango intorno al deserto dei Tartari pelando una pastasciutta diafana. Anche Renzi dice questo. Renzi dice tutto. E l’Italicum lo dimostra come una patatina arrosto in mezzo a cunei poliformi di morti putrefatti al grasso di prosciutto cotto. Una patina di brillantina può organizzare gli avvenimenti intorno a Facebook, mentre Twitter aspetta la propria morte. M’interrogo sulla fine di un’anatra arrosto circondata da lupi affamati. Cioè, voglio dire, avrà abbastanza spermatozoi per raggiungere l’ovile?
Anche questa è una domanda a cui risponderà la meccanica quantistica nelle sue derivazioni apologetiche. Di conseguenza finiamo in scimmie che mangiano noccioline e si grattano le sopracciglia con trapani di consistenza allegra. Anche la Madonna mangia la yucca e allora, dopo aver saccheggiato le dispense di faraonesse e linci con la messa in piega mi ricordo che mio nonno mi diceva che la guerra porta fame e preghiere, ma mai tramonti di un rosso scarlatto.
Pieghiamoci senza spezzarci perché se ci spezziamo non serviamo più al sistema, ma bensì possiamo …. Boh.

Accarezzati lo spermatozìo

Settecentosette più tredici morti cantano una vittoria sulla campana che suona a morto nella valle di un campo di zingari drogati di sesso all’aria aperta in una comunità di S. Tarchignano sulla vetta del Colle insieme a Napolitano. Che quando muore finisce l’Italia con tutti i filistei al rabarbaro. Anche la Gillette ha una quotazione tra le stalle dell’inferno. Se ci fosse veleno nelle sue lamette saremmo tutti morti. E i polli riderebbero a squarciagola.
Dov’è finito Tonino? Era simpatico quando non azzeccava un congiuntivo. Ma che dico, manco la punteggiatura. Il nostro parlamento è sempre ben dotato di rutti liberi. E le stelle in fondo, sono tante, milioni di milioni. Di dollari sonanti. In tasca alle regioni di una lega nord morta dal ridere per un federalismo che ha ingrassato i maiali e ammazzato i polli.
Bisogna fare Tesoro degli errori passati e continuare a ripeterli. Voliamo su paradisi fiscali e consumiamo ostie dei piedi di Maradona. Per un negozio in cima alle scale dove vendere ciabatte e telefoni di una volta. In cima a una torre. Da cui buttarsi insieme a Icaro, ma in fondo che fine ha fatto Minosse in tutto questo? Morto di vecchiaia? O perso nel labirinto della vergogna insieme a un Grillo parlante che conquista un’armata Brancaleone in preda a manie fiscali di compulsivi spermatozoi alla ricerca di una boccata d’aria.
Ma con qualcosa dobbiamo pure pulirci i denti, no?

La santità di un pollo

Una nebbia sfumata di grigio rosato ammanta la triste storia della principessa sul pisello. Costretta a dormire tutta la notte su un uccello alato che l’ha portata alla disgrazia di una carretta tristemente tirata da una asino. Tutto cominciò quando la finanza le trovò un paio di miliardi di euro evasi al fisco. Non servì usare il proprio corpo come tangente dato che alla finanza sono tutti gay. Ma qualche bisex ne approfittò. Tutto finì in una montagna di pannolini sporchi imbevuti di coca cola. La cosa più carina furono le sirene della polizia che si videro un video porno un po’ trash ma con la coda fra le gambe.
Il tutto cresce e s’imbeve di birra sporca e gronda di fermenti lattici vivi come piante di alloro per la gioia di imperatori di ragù e bidoni della spazzatura dove un pollo squatta una casa di bambole per covare uova d’oro e auto colorate di spermatozoi cannati.

Me olvidaras

Un giorno saremo insieme a Barcellona e poi mi dimenticherai. Perché sei troia. E io coglione. Ma non ci farò una canzone. Ci farò una sega. E magari più d’una. E entrerai nel libro dei guinness. La ex a cui sono state dedicate più sedute autogestite.
Mi dimenticherai. Ma io non sono un pentolone bollito di escrementi di scarafaggio. Io sono qualcosa di più sottile. Io sono un paio di occhiali che si scioglie in una lava gelida di pesci lessi che cantano in coro una canzone lucida in stato post vegetativo da assunzione di stupefacenti. I Pesci Liquidi, si chiamano. Siamo una combriccola da bar. Una band posticcia come una parrucca su un cervo con le vene varicose. Di giorno suoniamo il clavicembalo e di notte non ci caga nessuno. Ma noi siamo convinti di essere grandi palcoscenici dove prima o poi suoneranno i falò delle vanità.
E costruiremo dighe di spermatozoi accumulatisi negli anni dalle radici degli alberi. E pagheremo le tasse a Tarzan. Noi insieme ai coleotteri di Odissea 2001 marceremo su Marte e instaureremo la dittatura liquida. Nel senso che oltre a suonare il clavicembalo berremo coca cola e ci laveremo con le mascelle di tricheco in polvere adiacentemente. Sii felice lettrice di balocchi stronzi. No, non sono volgare. Sono vero. Sono un microfono che scivola sulla spiaggia della fantasia e dà voce ai tuoi pensieri turpi. Quelli colorati di pece puzzolente. Quelli che il fango pregherebbe di tenere lontani da lui per non sporcarsi.
Il caso magnifica la fonte della vita finché il delirio non prenderà il sopravvento. E il delirio rivolterà il potere come il cacio sui maccheroni. Come la trippa sullo strutto di maiale. Come la vacca sul toro da monta.
Come cazzo finisce? Boh, per ora finisce e basta. Ciao.

Un cancro animale

Metto nella testa una pallottola spuntata mentre mi gratto il naso con il sedere di una mucca e stappo champagne per la doccia dei girini che cascano a pioggia.

Designo un piede di maiale alla rappresentazione della Ciociara in lingua armena. Pongo in alto il mio vassoio di spermatozoi per offrirne al dio della pioggia.

Enrico a 35 anni era pagato per masturbarsi nella panetteria dello zio, la più famosa della città, insieme ad altri due amici che stavano per sparare a casaccio sui sacchi di farina aperti. Si chiamava Pane Speciale che andava a ruba tra le donne. Quella notte era la notte di Maiale in cui Babbo Maiale distribuisce mortadelle e prosciutti ai bambini coglioni.

Pandora si guarda la tele e fa l’amore con il marito dopo avere pianto e urlato e aver capito che non può fare altro che perdonarlo, almeno per questa volta, perché lo ama troppo per non farlo.

Sergio e Monica si baciano sotto un albero di ulivi per festeggiare la loro passione affinché duri per sempre. Due cani li guardano e si accoppiano.