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Ovo sodo

Eschilo, Eschilo Senofonte. Una banana asimmetrica ti trafigge il culo da cui ami follemente il tuo tuorlo d’uovo. Ecco. Apriamo una città. Come una pentola asfittica che vola tra le stelle. Stelle, che hanno rotto i coglioni. Vola tra le capre. Ecco. Suona meglio. Capre ruspanti tra trivelle d’amore turchese. L’imbuto ballerino che pianta chiodi tra i miei pensieri. Oggi che finalmente Cristo è morto, ma pensate che casino se fosse ancora vivo.
Oggi, dico, la capinera fa capolino tra panche e capre e si siede a prendere il sole con le piume arricciate dalla permanente di un mandolino a schermo piatto.
Scendo da una scalinata valorosa per prendere il frutto del seno tuo, Marilù.
In una strada distonica ti suono la mia serenata che fa pressappoco cosi’: tracannati, tracannati, muori in una patata disperata che piange lacrime di rosso. Tracannati, tracannati mia dolce Marilova e soffri lentamente le pene del pene troppo grosso. Tracannati, tracannati, voglio sentirti urlare e sgranare i tuoi occhi mentre cominci a sentirlo tra il pancreas e lo stomaco perché lì voglio lasciare il mio seme. Sicuro che non resterai incinta. Eschilo, Eschilo Senofonte che sai di uovo sodo tra zanzare troppo arrabbiate che riproducono i resti delle loro fobie. Così ti amo e così sia tra le luci dell’Alcantara e un Olé pronunciato un secondo prima che il toro t’incornasse. Tra le gambe.

Mi crogiolo al chiaro di luna

In mezzo a una spiaggia di testicoli in calore Anissa si siede e mostra il pomo d’Adamo alla selvaggina carente di antibiotici ormonali. Esige una mano sul corpo da schiava. Esige un sogno e una chimera che la porti su draghi di cartone in un’isola di porcini. Esige che la scatola di froci si apra e una bomba scoppi per dirigere il traffico di risotti. Gode al caldo sapore del mare. Nella fretta di un orgasmo con altri pianeti che gravitano intorno a lei dimentica di mettersi il preservativo e rischia di mettersi incinta da sola. Potere dell’immaginazione. Un bug nella matrix. Un bug che striscia sotterraneo in una casa fatta di piole e zanzare.
Corcina 86 anni si masturba nella sua casa nella prateria australiana davanti ad una sequoia alta 180 metri immaginando che sia un fallo di toro. L’orgasmo la vede rotolare in mezzo alle radici di iguana verde.
Caterina 18 anni fa l’amore col suo ragazzo in una cascina diroccata nella pianura statunitense ascoltando shakira nell’ipod dopo aver preso medicine antidepressive e senza sapere che di lì a poco ci sarebbe stata l’esplosione di un reattore nucleare a poca distanza.
Padre Alonso si fa masturbare da una signora di mezza età nella cucina dell’asilo di St Eusebio di Catalonia nel sapore stantio della mensa. Le mani di lei erano appena affondate nelle frattaglie di pollo e coniglio. Anche lei si eccita. Ma nel bel mezzo vengono scoperti.

Api nere

Api assassine vestite di nero scendon cantando dai lobi d’orecchio per amare fottendo girandole di peli. Il calore di Armani si sparge per fonti e sorgenti e sparge zanzare onniscenti in mezzo a ragazzi biondo platino che sfilando imbarazzati sorridono a capinere in calore che si masturbano i denti con gengive soffritte e righelli di birra.
Amami Oriana, di un sonno profondo in questa valle di stronzi, papaveri e rose rosse. Che esprimono il sale espresso decaffeinato in rutti e cammelli che saltano ruscelli e merluzzi spaventati.
Anime spente che spargono urina, giocano a carte per ammazzare il tempo di una candela che cola giù per il water e piange. Asciugamani e salvagenti si calano in una concessionaria di valvole pituitarie e muoiono dal ridere

I promessi sposi

Un carro di deliri si sposta nelle morti nere della peste bubbonica mentre i promessi sposi si baciano in un alone di luna bianca. Nella distruzione del potere si muovono anime di vita che mandano lettere di senso a babbo natale per chiedere un prestito per la casa. All’interno della servitù della gleba muoiono le zanzare del coltivatore diretto che si ostina a zappare una terra arida cotta dal sole d’agosto. Mi allarmo per una viticoltura che piega i chicchi davanti al trattore laser per giocare con i bambini dell’asilo in visita alla fattoria.
Dolcemente il sole risorge dopo la pioggia e accarezza i crani dissepolti per farli evaporare alla luce dell’amore. Phandertal si muove grottesco e grosso azzannando i resti putrefatti delle iene e si guarda intorno guardingo per evitare i guardiani del potere. Cerca di costruire una vecchia pistola con i resti di lattine di coca cola imbevute di cioccolato fondente. Bagna di escrementi aciduli al limone il sentiero verso casa in un vecchio edificio di anidride carbonica solitaria.
Cerca di non tornare dai suoi piccoli a mani completamente vuote ma ride davanti a uno specchio in perfette condizioni che gli dice che non è più in giacca e cravatta e che l’informatica non serve più a niente. Un airone telecomandato lo vede e gli spara. Dopo poco un altro ex collega passa e lo porta via per mangiarlo insieme ai conigli che ha catturato nella riserva di saliva galleggiante.
Un paparazzo immortala la scena e scrive un articolo al prosciutto cotto per la gioia delle adolescenti del potere che giocano con i trucchi dei Pazzi alla riscossa.

Ora pro nobis

Prega e lavora in una traballante gondola di città ferma in mezzo al traffico di topi che si recano in una cella elettrica di laboratori metropolitani. Topi, vipere, donnole affumicate e salmoni, tigri e lumache, zanzare e ranocchi, tutti accomunati dalla necessità di trovare il cibo quotidiano, come in cielo così in terra. Affoghiamo in una pioggia di biscotti allegri e sorridenti e avanziamo come fiumi in piena che travolgono verità divine. La giustizia dell’uomo fa distinzioni, quella di Dio no. E tsunami fu. E la caravella di Noè scoprì la quinta dimensione quantica per approdare in un deserto del Sahara tra fiori e margherite, tulipani rossi e garofani, papaveri e piscialetto. Fecero l’amore tra liquidi seminali e concimi chimici per una rivoluzione verde non inquinante che viene dal Tibet sotto gli occhi guardoni del Dalai Lama.

Una freccia azzurra si stacca da un cielo tempestoso e scorreggia pietanze profumate agli animali che arrivano ai loro laboratori sperimentali tra depressioni mattutine e voglia di vomitare ripensando al passato tra incubi e sangue che rompe le dighe di menzogne del passato. Il sangue del puro purifica i cuori di vittime della mantide religiosa che sparge tossine di stelle e merda gratuitamente.

Pensa positivo

Una logica fecale s’impadronisce del drone aerostatico che allucina e vede lampadine tempestate di diamanti all’escherichia coli. Che provoca coliche e fetori intellettuali. Il processo è logorante e provoca putrefazione del cervello. Una pioggia di acido urico si sparge all’interno e disinfetta le libellule in fiore e le larve di zanzare che battono bandiera rossa e cantano avanti popolo alla riscossa.

In questo contesto canto la mia canzone per un mondo peggiore fino alle pigre fauci intestinali dove tutto si mescola, puzza, e viene liquidato a seconda della quantità di fibre presenti nell’alimentazione. Per questo mangio polvere d’ossa di vacca. Un sano complemento. Voglio gassare i tunisini con le bollicine della coca cola per assaporare il trip di caffeina davanti alle porte del paradiso. Voglio farmi una siringa di eroina con succo di pomodoro e vedere cosa partoriscono i miei neuroni tumefatti di sperma a chiazze color marrone merda.

Senza tante perifrasi animali voglio dire parole che contengano un significato: chi se ne frega.

Voglio dire cose che cambino il mondo e lo trasformino in una puttana.

Voglio dire cose che rimangano scolpite in un muro del pianto e che facciano ridere anche un pesce triglia.

Voglio. Voglio dire. Voglio morire. E tu?

 

Dagoberto

Dagoberto si scinde in due lenti a contatto e mima una partita di calcio contro l’Anderlecht in gonnella. No grazie non voglio fiori solo sogni e bestemmie.
Caro vu cumpra invecchiato in spiaggia sotto l’egida di una vagina di luna. Sorridi zingara e maledici coloro che pungono le zanzare come te e le dissanguano.
Bevi, piccolo Dagoberto, un sorso di oceano e spingi una carrozzella di fianco a tua moglie tatuata e più alta di te di almeno venticinque centimetri. Hai l’aria divertita, sorridi e spingi, una carrozzella con un bambino mongoliforme che spicca il volo attaccato a una mongolfiera. Al suo posto scende un nastro rosa da cui nasce un albero di rose e polvere da sparo.
Perché, zia, è arrivato il treno e ha portato via tutta la magia di una carrozza con i cavalli rossi?
Gira, zingara, e raccogli l’argento sporco di una massa povera in bicicletta che sa di pesce fresco, che ha l’alito fresco.
Dagoberto è fresco di doccia e profuma di peperoncino caliente. Si specchia e trova brufoli alla spina in litri di passeggini ricchi di orsacchiotti di primavera. E si domanda l’importanza di essere padrone del proprio tempo. “Se sei padrone del tuo tempo – annota sul suo diario nero – sei padrone del tuo mondo”
E per rispondere a tutte le domande, si fuma uno spinello alla frutta secca. Mentre fuori dalla sua casa un elefante cammina bevendosi una granita alla menta e una bambina comincia a diventare sexy durante un film di spaghetti western.

Tabulé di rose – 2

Papà. Che lavoro fai?
Lavoro per il bene del paese
Di Strazziano intendi?
Certo, tutti qui mi sono debitori di qualche favore
Il tuo lavoro è fare favori?
Più o meno sì
E ti pagano?
Certo
Sempre?
No, non sempre
E se non pagano
La pagano ancora più cara
Li fai pagare di più?
Molto di più
E dopo ti pagano?
Beh, dopo sono morti

Vado in giro per il paese. Ho quindici anni. Sono mora e di pelle chiara. Occhi verdi che quando guardo un ragazzo resta ipnotizzato e fortuna che non nota troppo la bassezza e il troppo seno. O, forse sì. Meglio per lui. È primavera e le zanzare sono un incubo dato che qui fanno una piccola siesta poi te le ritrovi dalle cinque del pomeriggio alle otto di mattina e oltre. Io le attiro tutte.
In primavera tendo anche ad attirare le persone. Soprattutto uomini.
Mangio una mela prima della Messa domenicale. Ci sono tutti. Cani, porci, prostitute e figlie di boss come me. Siamo quelle che devono sostenere l’onore della famiglia più delle altre e dare il buon esempio. Quindi facciamo sesso tra di noi. Dopo la Messa, mentre tutti stanno mangiando dolci e chiacchierando nel giardino di casa nostra ce ne andiamo a fare un giro nel bosco che dà sulla spiaggia e lì ci divertiamo. Comincia Brigitta che ci mostra un fisico da giraffa e le piace essere presa a schiaffi nel posteriore. Poi è la volta di Paolina che è grassa ma ha un viso bellissimo con occhi tipo egiziana e una bocca grande grande che quando ti bacia ti fa sentire divorata e quando ti lecca la senti arrivare dovunque. A me piace soprattutto Restia che è una selvaggia come me, graffia e mordicchia dolcemente e la sua pelle sa di cioccolato amaro o, forse, è solo amara, ma a me piace. Mi scalda immediatamente. Restiamo nascoste nei cespugli di zafferano a drogarci dei nostri sapori mentre ci risuonano ancora le parole del curato alla fine della Messa “Date alle persone ciò che vogliono ricevere e siate aperte a ricevere quello che vi viene dato con amore”. Intanto che ci baciamo la sabbia si mescola ai nostri corpi rotolanti verso il mare che ci accoglie sotto un sole cocente.

Pop

In una sequenza di lombrichi avvelenati Irona sceglie i propri partner per una eternità di erotismo completamente sciolta in un mare di ceneri tombali. Creta nelle mani di un dio creatore fa e disfa il lungo alimento di granuli di passione arrossita di brufoli che danzano una metallica rock. Granuli di festa esplodono nelle nostre bocche assetate d’amore di carnevale. Una maschera resta distesa dopo il passaggio dei carri da fieno e lentamente si libra nel cielo.
Un aquilone di zucchero filato passa piangendo davanti al negozio di scarpe per bambini urlanti. Il suono gracchia nelle mie orecchie solleticando il timpano come una campana di vetro sorda che uccide i figli e li riduce a briciole di vetro.
Sciarada di pane imbocca il midollo spinale di una zanzara forgiata per resistere nei secoli a pesticidi e pesti bubboniche assetate di petrolchimica.
Aspetta, Cosima, aspetta lenta il passo del cane Lepido e si accolla i lacci delle scarpe con gesti posati e corretti che suonano invisibili a chi non li sa interpretare, come un mimo in calore.
Un urlo di cane si sparge insieme agli spruzzi di ketchup contro le vetrate di mosaici arrostiti alla brace. Carne di capra mescolata a fette di pene in insalata vengono sciolte in una salsa africana al peperoncino e mangiate ingozzandosi.
Canarini silenziosi si accendono una sigaretta prima di mescolare il Cristo con la santa pozzanghera.
Signori e signore vi presento la valigia rossa, raccolta nel campo di patate insieme al ragù della nonna.
Una pioggia diafana che punge le zanzare e provoca una ridarella incontenibile e la dissenteria. La cacca di zanzara è peggio delle punture, ma oramai la frittata ambientale è stata fatta e ora speriamo che non inventino anche le zanzare giganti.
Mi accendo un accendino col fuoco di tante mogli e grilli che cantano musica pop.
“Quante patate raccogli tanti occhi hai liberato dalla prigione” “Cazzo hai fumato?” una risata incontinente si sparge assetata di pomodori verdi fritti alla fermata del treno.

San mannaro

Zanzare pelose sfrecciano nel buio dell’altare condito di aceto e prezzemolo. Succhiando il sangue del coro di arlecchino si satollano e fischiano gioiose raccontandosi barzellette sporche di sangue succulento. Udendo il putrido baccanale san Gidio decide di intervenire e purificare il sacrilegio con l’olio benedetto. A cena mangia frittura mista di zanzare masturbandosi i santi baffi che risplendono alla luna piena. Ululando di piacere corre per i monti e violenta le pecore succhiandone la giugulare e ridendo felice come un bambino. Mentre il coro dell’arlecchino canta le note dell’amore divino, una passione di sangue e d’amore si consuma nel peccato di una barzelletta sanguinolenta.