Un’atomica per gli ayatollah

Era una giornata come le altre. Poi un missile atomico entrò a Teheran. Senza bussare. Entrò e basta. E fece piazza pulita. Non ci furono dichiarazioni di odio, né di guerre. Solo perché non c’era più nessuno per farle. Quindi nessun problema. Un secolo dopo il sole sorge e illumina un mondo dove tutti sono fratelli ma nessuno è uguale all’altro.
I galli saltano e le galline fanno il brodo e la vita dimentica il passato.

O bella mia nella cucina di Vulcano ricorda un popolo che a costo di prostituirsi all’islam resta imperiale. In una notte stellata la mia serenata io canto per te.
La luna si erge a mezzogiorno e la Terra ruota al contrario. Un effetto del cambiamento climatico, no è stata Greta e i Gretini e anche i Grilliini.
Anche loro parlavano latino dice Salvini.
Una danza del ventre sostiene il vento nucleare che soffia febbricitante sulle città vicino a Teheran e urina supremamente dall’alto del Buddha che urla “non dimenticare da dove vieni, atomo sei e atomo ritornerai”. Il sonno eterno viene a prenderti e ti porta con sé.
Presidente Jefferson piangiamo sulla tua tomba.

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